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Neo folk e uova sode


E' l'Anker, piccolo teatrino a dirimpetto con la periferia della città, a fare da inedita location per due ricche giornate incentrate sulla materia neo folk e sui suoi affluenti meno conosciuti. Sabato sembra tutto iniziare in sordina, ma, fra i simpatici saluti ad un numero imprecisato di addetti ai lavori e un paio di tristi fette di pane nero addobbate con uova sode dal colore sospetto, l'Anker si riempe di gente, all'improvviso. Chi desidera prendere l'ultima boccata d'aria prima dei concerti viene subito dissuaso dalla security, che indica minacciosamente la coda della lunga fila che si dovrebbe fare per rientrare, ovviamente all'aria aperta e sotto la pioggia. C'è solo il tempo per un armistizio con le malefiche uova e per scialacquare denaro presso gli stand specializzati, e gli INNER GLORY danno inizio al loro debutto on stage al WGT.
Sottolineiamo che, come era accaduto lo scorso anno, in questo contesto sono gli italiani a fare la differenza, e il gruppo non è da meno;
un paio di imprevisti tecnici (una corda della chitarra che salta, una bella bottiglia di vino che non vuole aprirsi), ma il concerto è eccellente, ben oltre il neo folk tradizionale, molto "bluesy", energico, con un suono corposo ma melodico, determinato ma malinconico.
Gli Inner Glory si meritano tutti gli applausi di un pubblico intelligente, che ha guardato alla sostanza (VOTO: 8). Gia, i gruppi italiani... come non lodarli soprattutto dopo aver visto i DARKWOOD? I loro dischi sono anche fatti benino, ma dal vivo sono la fotocopia stropicciata di quel folk tedesco di cui, fortunamente, non sono i portabandiera.
Arrangiamenti e costruzione dei brani al limite del farsesco, voce senza convinzione, una fragilità d'insieme che tocca i confini con la noia mortale. I tedeschi si spellano le mani: non capisco e non mi adeguo (VOTO: 3). Gli IN MY ROSARY fanno bene il loro mestiere, consapevoli del fatto che con la loro cold wave alternata da bei pezzi acustici potrebbero fare la figura dei pesci fuor d'acqua, ma così non è:
se il pubblico reagisce tiepidamente, il gruppo esce a testa alta, grazie a un suono la cui dignità risale a oltre vent'anni fa, e non a un Darkwood qualunque (VOTO: 7). Rispetto a questi ultimi, con i quali vigono dei piccoli rapporti incestuosi, i SONNE HAGAL hanno molto di più da dire: con l'aiuto anche di Andreas Ritter, il progetto sa come proporre un neo folk teutonico di alta caratura senza cadute nella banalità. Il repertorio è quello meno sperimentale, con la preferenza per l'ultima manciata di produzioni della band. Se deve essere neo folk germanico, lo si chiami Sonne Hagal (VOTO: 8)!
Con i SOL INVICTUS non c'è Eric Roger, che ha dato forfait in polemica con l'organizzatore e con alcuni gruppi presenti. Wakeford mantiene comunque la struttura della band presentata durante il suo mini tour italiano, con Karl Blake in testa, ma mancano momenti d'intensità. Non un concerto di routine, sono infatti i "soliti" SI, ma, fra tante canzoni immortali, a sprazzi un pò di nerbo viene a mancare (VOTO: 7).
Un pubblico di irriducibili che sa di assistere a un concerto evento: gli ungheresi ACTUS sembrano apparire da una dimensione ignota per descriverci un conturbante viaggio verso un mondo perfetto, per il quale la loro musica è la perfetta ma contorta colonna sonora. Un drumming martellante, orchestrazioni complicate che sboccano in suite infinite, reminiscenze cosmiche anni '70, voci che recitano, cantano di nenie lontane o si sposano quasi alla lirica. Esausti, lo votiamo fra i concerti più incredibili di questo WGT (VOTO: 9). Si torna all'Anker di lunedì, dopo una lunga passeggiata fra viali deserti, sbirciando nei cortili di vecchie bellissime case.
Di male in peggio: il pane nero con le uova è stato sostituito da una specie di pesce crudo avvolto nella cipolla più micidiale, che non mi farà avvicinare a un essere umano per almeno mezz'ora, finendo in pochi minuti un intero pacchetto di gomme da masticare. Bene i GRAUMAHD, autori di un folk nerboruto e montanaro senza mezze misure. Nel loro caso, è il cuore sincero a compensare una situazione lo-fi dal calore quasi casalingo. Ottimi (VOTO: 8).
Gli HEKATE al WGT sono una sorta di istituzione che raccoglie sempre consensi: cambiata da tempo la cantante, il gruppo propone buona parte di 'Goddess' e si sbilancia in territori quasi wave, oltre le abituali atmosfere eteree e folk. Molto professionali (VOTO: 8). I riesumati VOXUS IMP sono i "Darkwood al contrario", stessi componenti, ma coi ruoli invertiti. Non c'è speranza: in molti sembrano debilitati da una performance così scarsa: basi preregistrate, tamburi impercettibili, voce fastidiosa. Potranno narrare degli argomenti più sacri e dei miti più intoccabili, nulla da dire, ma la sostanza dei temi non può fare le veci di una musica che sembra odiare sé stessa (VOTO: 3).
I NOVALIS ristabiliscono la giornata su toni molto gradevoli: ricordano quel pop noir alla Ostara, seppure partendo dai gradini inferiori della scala in questione. Manca un'identità di fondo, ma c'è in loro un tentativo di uscire dalle gabbie scomode di un unico genere (VOTO: 7). Che gli AIN SOPH potessero stupire era aspettativa di tutti, ma, fra un lancio di CD al pubblico e una ruvida cover di 'Ragazzo di Strada', la verve dai meccanismi a volte spannati del gruppo romano lascia spazio a una scaletta di canzoni di puro rock da cantautore elettrico, disilluso e incisivo, pronto forse non a ridere, ma sicuramente a sputare in faccia al mondo che lo circonda. Eccellente (VOTO: 9).
Anche questo WGT volge al termine, ma al carnaio della festa finale al Moritzbastei preferiamo un'altra lunghissima camminata di ore nella notte, per arrivare alla nostra pensione segreta, guardando palazzi, viali e strade. Un "staccare la spina" improvviso e surreale, che sembra invece un non voler archiviare la suggestione di un'ennesima edizione magica di questo festival. Al prossimo anno.
(G. Santoro)


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