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BOMBARDAMENTO DI URBANIA

Non appena Pesaro venne raggiunta dalle truppe tedesche, occupandola in assenza di un'efficace e ben organizzata resistenza, le alternative erano: darsi alla macchia (e dover sfuggire ai tedeschi, ai fascisti e ai partigiani); confluire nelle organizzazioni partigiane (altri ex volontari che l'hanno fatto hanno dovuto subire il processo alle intenzioni prima di essere accettati con diffidenza); aderire all'organizzazione TOD istituita per collaborare con il governo tedesco della città, in aiuto alla popolazione civile colpita dai bombardamenti alleati e per ripristinare la viabilità sulle strade e ponti distrutti. Ho scelto quest'ultima soluzione ritenendola la più utile in quel momento così difficile.

L'intervento più drammatico che coinvolse tutte le forze civili organizzate, come il Genio Civile, i Vigili del Fuoco e la TOD stessa, venne effettuato in occasione del massiccio bombardamento aereo avvenuto il 23 gennaio 1944 che distrusse il centro storico di Urbania. Ho avuto modo di leggere fiumi di parole su questa inspiegabile e inumana tragedia. In occasione poi di ogni anniversario le nostre coscienze vengono maggiormente turbate perché torna alla memoria ciò che non sarà mai possibile dimenticare a noi soccorritori e cioè: le allucinanti immagini di cadaveri a centinaia; le voci concitate dei soccorritori giunti prima di noi; i lamenti dei feriti estratti dalle macerie; il rinvenimento di gruppi di cadaveri in posizione eretta sorretti dalle macerie crollate loro addosso, tutti in corrispondenza del portico (all'uscita della messa); le voci flebili sotto le macerie che chiedevano aiuto anche a distanza di 4/5 giorni dal disastro; la nostra angoscia per l'impossibilità d'intervenire con efficacia ed in tempo per salvare qualcuno. Le povere vittime estratte dalle macerie sono state 250: unico dato certo che venne registrato dopo quel terribile bombardamento.

Ancora oggi tutti si chiedono: il perché di quel bombardamento e perché di tale bombardamento, fra i più massicci effettuati nella giornata, non è stato fatto alcun cenno nell'allegata relazione ufficiale dell'Air Force del 23 gennaio 1944, né in nessun altro documento ufficiale in USA.

Tante ipotesi si sono fatte sul motivo del bombardamento, però nessuna prova documentale è mai emersa nonostante che l'Amministrazione Comunale si sia impegnata instancabilmente ad effettuare ricerche a tutto campo presso le Forze Armate americane. Fra noi soccorritori, all'epoca, si era convinti che il bombardamento di Urbania, militarmente sguarnita, avvenne per un errore di valutazione di un ricognitore che aveva creduto di localizzare un inesistente insediamento militare tedesco là dove era invece installato un piccolo circo equestre, quello di Piazza Padella. Il ricognitore che tutti i pesaresi chiamavano "Gigetto" era diventato quasi di casa, dato che scorrazzava tranquillamente tutti i giorni lungo la costa (e credo anche nell'entroterra) per segnalare, si diceva, i movimenti delle forze armate tedesche, specie quelli in prossimità della "Linea Gotica".

A questo punto, ammesso e non concesso di essere venuti a conoscenza del perché venne effettuato il bombardamento, occorre dare risposta al secondo interrogativo, non meno inquietante e di ancora più difficile soluzione: perché il bombardamento non risulta menzionato nelle relazioni ufficiali. Per altro le forze armate USA si sono dimostrate sempre molto disponibili ad illustrare gli avvenimenti fornendo - a richiesta - tutte le notizie e prove documentali sugli avvenimenti dell'ultima guerra in Italia. Una prova della loro disponibilità è stata data allorché abbiamo potuto vedere le fotografie effettuate durante i bombardamenti degli obiettivi militari su Pesaro. Queste foto, unitamente a tante altre interessantissime prove documentali sono state inserite nel libro di Gastone Mazzanti "La guera: 'na gran brutta bestia", presentato recentemente nella sede del Comune di Pesaro e commentate dagli stessi piloti invitati alla cerimonia. Sul bombardamento di Urbania però lo stesso autore, intervistato, ammette di non essere riuscito a sapere più di quello che risulta nella citata relazione ufficiale dell'Air Force e della ricostruzione grafica che illustra tutto il traffico operativo in quella giornata. Eppure le sue ricerche in USA sono state lunghe e meticolose dato il suo dichiarato impegno a venirne a capo


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