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TESEIDA

Teseida delle nozze d'Emilia (1339-1341)
La Teseida è un poema in ottave in dodici libri (Virgilio e Stazio - Tebaide), considerato da alcuni il primo poema epico in volgare italiano. Si tratta di un vano tentativo programmatico di riprendere la poesia epica con un argomento classico, infatti, il poema Narra la guerra di Teseo contro le Amazzoni e contro Tebe. Alla vicenda bellica s'intreccia il racconto degli amori di due prigionieri tebani per una sorella della regina delle Amazzoni. Rispetto al Filocolo la struttura è più equilibrata.

Teseo, duca di Atene sconfigge le Amazzoni, che hanno instaurato un matriarcato in Scizia e ne sposa la regina Ippolita. Una visione induce Teseo a tornare ad Atene, portando con sé Ippolita e la sorella Emilia. La guerra contro Creonte, re di Tebe, lo costringe a partire (addentellato con la Tebaide di Publio Stazio). Quando Teseo torna, tra i prigionieri conduce ad Atene i tebani Arcita e Palemone (veri protagonisti). Entrambi s'innamorano di Emilia e si affrontano a duello. Teseo risolve il dissidio con un civile torneo, la cui posta è la mano di Emilia. La sorte sembra favorire Arcita, ma Venere, che protegge Palemone, fa cadere da cavallo lo sposo che, in punto di morte affida all'amico della sposa.

La vicenda è probabilmente un'invenzione originale anche se lo schema ricorda alcuni romanzi cortesi, contaminati con i modi narrativi epici (sfilate di guerrieri, cerimonie in onore di Marte e Venere, riti funebri e nuziali etc.). Nella Teseida l'elemento tragico si stempera nel melodramma fino a costituire la prima novella drammatica di Boccaccio, lontano (come Ariosto) dall'epos, ma imbevuto di cultura classica.

Il poema comprende un'elaborata lettera a Fiammetta e dodici sonetti che riassumono ciascun canto.

Nel 1340, la compagnia dei Bardi e quella dei Peruzzi subirono un tracollo finanziario, infatti Edoardo II d'Inghilterra aveva rifiutato di pagare i debiti contratti con le due compagnie. Nel tracollo fu coinvolto anche il padre di Boccaccio. Il mercante dovette richiamare il figlio a Firenze. Fra il 1346 ed il 1348 visse a Ravenna ed a Forlì, poi tornò a Firenze dove scampò alla peste e si stabilì definitivamente nel 1349, alla morte del padre, per occuparsi di quanto restava dei beni di famiglia.

A Firenze, era assai apprezzato per la sua cultura e ricevette alcuni incarichi come ambasciatore in Tirolo e ad Avignone. Nel 1351 gli fu affidato l'incarico di recarsi a Padova, dove si trovava il Petrarca, da lui conosciuto l'anno precedente, per invitarlo a Firenze ed offrirgli un insegnamento. Petrarca non accettò la proposta, però tra i due scrittori nacque una sincera amicizia che durò fino al 1374, anno della morte del Petrarca.

Boccaccio reagì al puritano ambiente guelfo di Firenze immergendosi nella letteratura, rifugiandosi nell'idillio e nei miti e rimpiangendo l'amatissima Napoli.

A questi anni appartiene la stesura dell'Ameto, la cui struttura è forse la più lambiccata tra quelle delle opere di Boccaccio.



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