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Padrona marta

La padrona Marta, una donna di 45 anni mora con i capelli a caschetto, gli occhi chiari ed una larga bocca sottile, alta 175cm e del peso di quasi 90 kili, con un enorme culo e delle piccole tette cascanti, grosse mani pesanti, con lunghe ed affilate unghie quadrate smaltate alla francese, ritornò nella stanza e si avvicinò a Marco che era steso per terra nudo con le mani dietro la nuca, e la sentì arrivare terrorizzato.
Marta si fermò vicino a lui.Gli pose un piede sul cazzo moscio e cominciò a schiacciare ed a roteare la suola della scarpa.
Marco cominciò a divincolarsi ed a contorcersi per il dolore provato.
Il cazzo era rimasto un po' scappellato dall'ultima prestazione della mattina e la suola infieriva sul glande.
"Ho deciso cosa farò di te: sarai il mio schiavo per il week-end, dovrai fare tutto quello che vorrò, dovrai soddisfare ogni mia voglia ed ogni mia esigenza".
Il cazzo cominciò a gonfiarsi per lo strofinio, anche se questo era doloroso.
La donna, accortasene, con un calcio nei fianchi lo fece girare, si alzò la gonna, si scostò le mutandine e si sedette sopra la sua faccia.
"Ti userò sessualmente ogni volta che ne avrò voglia, tu dovrai fare tutto ciò che ti ordinerò, servirmi come domestico personale, fare le pulizie di casa, cucinare servirmi a tavola come una perfetta cameriera, in casa resterai sempre nudo con un collare al collo, quando farai le pulizie o il cameriere indosserai solo un grambiulino una crestina calze auto reggenti e collare nel culo ti metterò un cazzo finto e avrai mollette ai capezzoli, e alle palle, in bocca dovrai tenere sempre un paio le mie mutandine impregnate di piscio".
Marco sempre più spaventato, faceva segno di no con la testa, ma questo gli valse solamente due calci molto forti tra lo scroto e il buco del culo, mentre la donna si eccitava sempre di più.
Marta lo girò, gli strappò il nastro adesivo dalla bocca facendogli molto male, gli tolse la calza da ginnastica che gli impediva di lamentarsi ed andò a sedersi sopra la sua bocca dove cominciò a scaricare una enorme quantità di orina.
Buona parte di questa finì sul pavimento, ma tanta venne anche ingoiata.
Al termine della pisciata si sedette completamente sulla faccia dell'uomo tanto da impedirgli di respirare.
Marco cominciò a dibattersi ma non ottenne altro risultato che consumare più in fretta quel poco ossigeno che aveva nei polmoni.
La donna non accennava ad alzarsi.
Voleva fargli capire che aveva su di lui ogni più ampio potere.
Marco cominciò a temere che volesse soffocarlo. Invece si alzò.
L'uomo aspirò avidamente l'aria e tossì convulsamente.
Tentò di parlare ma ricevette un altro calcio sul viso che lo ridusse al silenzio.
"Taci cane, puoi parlare solo quando lo voglio io; come ti ho già detto da ora in poi sarai il mio fedele cagnolino e domestico nonché oggetto sessuale, anzi ti insegnerò a bere la mia piscia fino all’ultima goccia e a mangiare la carta igenica da me usata, adesso lecca la piscia che hai lasciato uscire poco fa: voglio il pavimento pulito".
La donna tirò fuori da un armadietto un battipanni in vimini e mentre Marco leccava il pavimento a quattro zampe iniziò a colpirlo sulle chiappe con tutta la sua forza, tra le lacrime marco ne contò cinquanta, quindi dietro esplicito ordine, si pose in ginocchio con le mani sulla testa e il culo in fiamme, prima di far posizionare lo schiavo la padrona versò per terra una buona manciata di sale grosso, quindi con un poderoso ceffone fece inginocchiare lo schiavo.
Andò a sedersi su una comoda poltrona e iniziò a guardare la televisione.
"Ora, strisciando sulle ginocchia, vieni ai miei piedi e cominci ad adorarmi come si conviene ad una dea quale io da ora in poi sarò per te".
L'uomo eseguì.
Si portò vicino alla sua padrona e cominciò a leccarle le pantofole ed i piedi nudi, Marta gli ordinò di tirare fuori la lingua e di metterla tra il tallone e la suola della pantofola, quindi iniziò a schiacciargliela ridendo, il gioco durò a lungo marco aveva la lingua dolorante ma la padrona si stava divertendo, fece mettere lo schiavo, in modo da potergli schiaccire le palle con l’altro piede divertendosi a graffiargli con l’unghia dell’alluce lo scroto e ripetendogli di non muoversi e di tenere le mani dietro la nuca. Poi la donnona aprì le gambe ed ordinò all'uomo di leccarle la fica, cosa che subito lo schiavo fece cercando di soddisfarla al meglio nonostante la bocca dolorante.
Marta, nel frattempo, con un piede giocava con il cazzo del “cane” ai suoi piedi che cominciò a reagire erigendosi.
Dopo venti minuti di leccate la padrona, restando seduta ed allargando bene le coscione, ordinò all'uomo di penetrarla, ma senza il permesso di godere, mentre si faceva stantuffare con le unghie affilate gli pizzicava i capezzoli.
Così lo schiavo la portò all'orgasmo.
Non osò tirare fuori il suo cazzo senza esplicito ordine.
La donna volle gustarsi il membro ancora rigido dentro di lei per qualche minuto.
Poi gli ordinò di tirarlo fuori e di masturbarsi.
Marco cominciò con la sega e, poco dopo, venne spruzzando sperma sul pavimento e sui piedi della donna. Due tremende sberle e l’ordine di farsene ancora una e di venire al più presto mentre continuava a graffiarlo e a colpirlo con potenti sberloni, quando venne per la seconda volta con una risatina la padrona le sussurrò nell’orecchio di venire ancora, quindi si alzò e con il piede andò a spazzare il sale grosso che era sul pavimento per mischiarlo allo sperma attese che marco con grossi sforzi venisse per la terza volta sui suoi piedi poi accompagnando l’ordine da un calcio e legando senza tanti complimenti le mani dietro la schiena dello schiavo disse: "Adesso lecca tutto stronzo lo sperma e il sale, voglio vedere il pavimento lindo e splendente".
Con ritrosia l'uomo esitò. Marta gli assestò un potente schiaffo che lo fece
finire lungo disteso a terra.
Marco si rimise in ginocchio e si chinò prima per leccare i piedi della donna al fine di pulirli da ogni traccia di sperma, poi leccò il pavimento.
Mentre faceva questo la sua padrona gli posò sopra la schiena un piede e cominciò a leggere un giornale.
Quando terminò di ripulire bene il pavimento, la padrona lo fece stendere sulla schiena davanti a lei in modo da poter appoggiare i suoi grassi piedi sul suo morbido e comodo corpo mentre guardave la TV.
Ogni tanto gli metteva un piede in bocca alle volte spingendolo fino a fargli venire dei conati di vomito, o grattandogli il palato con l’alluce e Marco doveva usare la lingua per leccarglielo fino a che lei non si stancava e, dopo aver asciugato il suo piede bagnato dalla saliva sui capelli del servo, lo riappoggiava sul suo torace.
Venne l'ora di cena e marco dopo essere stato vestito con la tenuta adatta dovette prepararle le pietanze che la padrona consumò comodamente seduta al tavolo mentre lo schiavo era ai suoi piedi intento a leccarglieli con la dovuta passione o pronto a mangiare dalle sue mani pezzi di cibo alle volte masticati o pieni di peperoncino o sale; una sua smorfia gli costò un calcio tra le palle cosicché non osò più protestare.
Marta avanzò un po' di cibo e lo mise tutto in una ciotola.
Poi si diresse verso una comoda poltrona seguita dal suo cane domestico a quattro zampe.
Pose la ciotola in terra ai suoi piedi.
Si accovacciò e cominciò ad urinare dentro alla ciotola.
Al termine della pisciata, prima di alzarsi, sputò dentro un po' di saliva.
Poi si sedette ponendo i suoi grossi piedi vicino alla ciotola e fece segno al cane di chinarsi e mangiare.
L'uomo si rifiutò con una smorfia, ma la donna, dopo essersi alzata in piedi, lo colpì con forti calci e qualche schiaffo poi lo tirò per un orecchio fino alla sala e preso il battipanni cominciò a colpirlo. Marco agitandosi la supplicava di smettere, ma fu un errore, venne legato al letto a pancia in giù con un cuscino sotto la pancia e ricevette altri 50 colpi di battipanni, sul culo e dieci solla pianta dei piedi poi a calci lo riportò alla ciotola.
Prese la testa del sottomesso per i capelli e con forza la spinse verso la ciotolinae ordinandogli di mangiare tutto, si sedette sulla sua schiena tanto pesantemente da far pensare all'uomo che si sarebbe spaccata dal peso che aveva sopra.
Così a Marco non restò altro da fare che cominciare a mangiare.
Vedendo che il suo schiavo era stato condotto a più miti consigli, la grassa padrona si accomodò sulla poltrona lasciando un piede vicino alla ciotolina dalla quale il cane continuava a raccogliere il cibo con la bocca, mentre l'altro piede veniva appoggiato sulla schiena del sottomesso.
Terminata la cena ed il film alla tv, lo schiavo dovette fare godere la sua padrona con la bocca e poi venne tirato per un orecchio in bagno. La padrona cagò mentre lo schiavo le leccava i piedi, quindi prese la carta igenica e si pulì il culo guardandolo negli occhi gli fece aprire la bocca e gli
ordinò di masticare e ingoiare senza esitazione facendo seguire all’ordine una potente sberla che non permetteva repliche. Marco masticò ed ingoiò la carta, pensando al suo culo dolorante. Quindi si alzò dalla tazza e apertasi le chiappe con le mani gli fece finire la pulizia del culo con la lingua.
Durante la notte l'uomo fu costretto a dormire a terra, ai piedi del letto legato e la mattina succesiva fu spedito a preparare la colazione, poi prima di andare in bagno marta lo mandò a prendere il battipanni, gli diede 25 colpi per ricordargli che era un oggetto in nelle sue mani, e lo portò a calci in bagno per il solito servizio, prima la pisciata in gola poi la carta igenica da mangiare ed ingoiare e quindi la pulizia approfondita con la lingua con la lingua. Era domenica e Marta andò a comprare il giornale e lo lasciò a casa a fare le pulizie e a preparare il pranzo, ma prima di uscire gli trapassò con degli aghi da siringa i capezzoli e gli infilò un piccolo dildo nel culo, fermandolo con dello scoch da pacchi, e ordinandogli di tenerlo fino al suo ritorno.
Appena rientrata, chiama marco e si fa pulire le scarpe con la lingua, poi dalla borsa dela spesa tira fuori una bottiglia da un litroemezzo di acqua minerale e la lega stretta alle palle del cane, quindi controlla il suo operato mentre lui la segue a 4 zampe trascinando dolorosamrnte la bottiglia.
Finita l’ispezione, senza tanti complimenti toglie gli aghi dai capezzoli di marco e con un malrovescio lo spedisce nell’armadio a prendere con la bocca lo strap-on della padrona specificando di prendere quello medio, che quello largo lo userà il prossimo week-end; Marco torna con in bocca lo strap-on, la padrona nel frattempo si è spogliata, e ha preso il temuto battipanni, si fa fissare il cazzo in vita poi si siede sul divano e ordina allo schiavo di leccare il fallo posticcio come una vera troia, mentre quasi soffoca lo schiavo con il suo cazzo facendosi fare il bocchino, si diverte a pizzicargli e tirargli con le unghie i capezzoli doloranti.
Ad un certo punto con un calcio lo manda lungo disteso e gli ordina di andare al tavolo da pranzo e mettersi con la pancia sul tavolo e le gambe divaricate, la bottiglia legata alle palle non tocca terra e dondola dolorosamente.
Le caviglie vengono legate alle gambe del tavolo le mani dietro la schiena, una scarpa della Padrona viene infilata nella bocca dello schiavo con il divieto assoluto di farla cadere, poi la padrona ...
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