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anarchia
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ANARCHICI INDIVIDUALISTI

Il cammino del lupo


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Un cane guarda un lupo e vede il dio che un tempo era.




Ricevo quasi quotidianamente email di “critica” (e questo va bene) piu’ o meno acide, nelle quali mi si accusa di essere comunista (46%) , fascista (22%) leghista/noglobal/forzitaliota/capitalista il resto, a volte anche in combinazioni diverse.



E tutti mi dicono “ehi, abbi il coraggio di dire apertamente QUELLO CHE SEI”. A parte che nei paesi democratici non ci dovrebbe voler “coraggio” per dire “quello che sei”, non l’ho ancora fatto per il semplice motivo che non ne ho mai avuto occasione. Visto che non mi piace essere definito vigliacco, beh, allora lo dico.



Tecnicamente parlando sono un’ “Anarchico Naturalista”. Si tratta di una corrente del movimento anarchico Individualista. A questo punto gia’ non ci capite una cippa, e quindi faccio un salto indietro. In europa il mondo dell’anarchismo tende a prediligere l’anarchismo sociale, l’anarchismo comunista, o addirittura l’anarchismo “insurrezionalista”, come dicono i tiggi. In pratica anarchismo rivoluzionario.

Queste non sono, contrariamente a quanto dicono i signori cui sopra, le uniche correnti dell’anarchismo.



Esiste, ed e’ diffusa specialmente negli USA, una corrente di anarchici detta “Anarchici Individualisti”. Il punto chiave , la differenza con gli anarchici “europei”, (anarchici sociali, comunisti, rivoluzionari, ecc) sta nel fatto che l’ Anarchico Individualista non accetta MAI una volonta’ prevalente rispetto alla propria, mentre i signori anarchici comunisti o sociali tentano di costruire una forma di societa’ che e’ definita anarchica, ma guarda caso le cui istanze finiscono con l’interferire con la volonta’ autorealizzatrice dei singoli. In poche parole, se sei dei loro devi fare come dicono loro. Alla faccia dell’anarchia.



Poi c’e’ il concetto di rivoluzione: anarchici sociali, insurrezionalisti, comunisti pensano che per combattere l’autoritarismo sia necessaria la rivoluzione. L’anarchico individualista fa notare un piccolissimo particolare: la rivoluzione sarebbe un gesto “un tantinello autoritario”. A meno che non vi sentiate piu’ liberi con la testa sotto una ghigliottina, si intende. Ed evidentemente loro pensano di aver liberato lo Zar, mentre noi poveri ingenui vediamo che l’hanno ammazzato con tutta la famiglia, bambini compresi. Cosa che, diciamolo, non ci piacerebbe succedesse a noi, e che troviamo un tantinello , come dire, “autoritaria”…



Insomma, l’anarchico individualista dice che invece di fare la rivoluzione e’ meglio semplicemente costituire piccole cellule che iniziano a vivere diversamente, puntando sull’educazione, fino a produrre una societa’ sempre piu’ libertaria. Anche sul piano economico, l’anarchico individualista tende ad essere piu’ morbido: la collettivizzazione completa di ogni proprieta’ e’ un po’ stretta. Se mi costruisco una casa, ho anche diritto ad abitarci. Ovvio che potrei pensare di lavorare per costruire case a chi non ce le ha, ma da qui a costituire una autorita’ “sociale” che ad un certo punto mi butta fuori per dare la casa ad un altro ce ne passa. E poi la collettivizzazione forzata se permettete e' un'altro atto "un tantinello autoritario". Specialmente in un mondo nel quale possiamo produrre beni quasi a volonta', tutta questa ossessione verso la proprieta' mi sembra esagerata ed isterica.Questo non significa che le cose ci stiano bene cosi'.



Si, l’economia cosi’ non ci va bene: l’idea che i soldi crescano senza che vi sia lavoro, come in borsa o con gli interessi , ci sta un tantinello sui coglioni. Cosi’ come l’idea che gli immobili debbano aumentare di valore. Ma questi sono tecnicismi.



Dentro questa corrente ,gli anarchici individualisti, che in europa si diffonde poco perche’ a noi non sta bene di prendere ordini dal Casarini della situazione, ('A Casari': PPPPPPPPPPPPPPPPPRRRRRRRRRRRRRRR!) mentre i centri sociali occupati sono delle caserme ideologiche, ci sono altre correnti. Una di queste e’ l’anarchismo naturalista.



Oh, niente a che vedere con l’ecologia o il vegetarianismo: quelli sono anarchici vegani. Esistono ma sono una cosa diversa.

In parole povere, quello che si aggiunge e’ questo: l’anarchico individualista dice che ognuno dovrebbe poter realizzare la propria volonta’ a patto di non contrastare la volonta’ altrui. Di non causare dispiaceri, insomma. Di non rompere le palle, ecco. Noi aggiungiamo alcune "considerazioni pratiche/ideologiche".



Il problema e’: se viviamo in 8 milioni per ogni citta’, e’ molto difficile muoversi senza sgomitare. Cosi’ stretti “realizzare la propria volonta’ senza rompere le palle agli altri” e’ difficiletto. Siamo tutti stretti stretti, manco puoi alzare il volume della radio senza scocciare qualcuno, figurati se puoi "realizzare te stesso".

Per cui diciamo: basta con le megalopoli. Li’ non ci puo’ essere liberta’: come fai ad essere libero di ballare dentro un’ascensore affollato?



Quindi, innanzitutto via dalle citta’. Quando c’e’ cosi’ tanta gente vicina, bisogna stabilire delle regole, e tali regole non possono essere discusse con tutti, perche’ “tutti” sono “troppi”. Siccome la distribuzione del cittadino e’ piuttosto schizofrenica, con campagne deserte e citta’ brulicanti, direi che sia ora di invertire la tendenza. Tanto, la telematica ci puo’ risolvere quasi tutti i problemi di comunicazione e ormai muoversi non e’ piu’ un problema. Cavolo, ma il progresso non serve a nulla?



In secondo luogo, oltre che spazio ci serve tempo. Voglio dire che se passate 14 ore al di’ a lavorare e 8 a dormire, tra mangiare e fare la cacca ve ne restano due. Pochine, per gente che vuole “realizzare la propria volonta”. Per cui, ci sono dei meccanismi lavorativi ed economici che devono essere “rilassati” al fine di permettere a chiunque di godere di “8 ore di lavoro, 8 di svago, 8 di riposo”.



Questo lo si ottiene eliminando completamente quelle attivita’ che sono speculative: voglio dire, la borsa non crea soldi, non e’ la zecca. Se una cosa che “non esiste” cresce di valore, e viene pagata cosi’, qualcuno e’ rimasto con meno soldi in tasca. E’ chiaro che se quella gente li’ mette 10.000 e ritira 15.000 , qualcun altro questi 5000 ce li ha messi, oppure la zecca ha stampato moneta per 5000. Siccome la zecca se ne sta buonina (di solito, insomma) allora e’ chiaro che la borsa, l’immobiliare, e tutti i campi dove c’e’ aumento di valore senza lavoro non fanno altro che rubare soldi a chi lavora, costringendolo a lavorare di piu’.



E questo deve finire.



Alla fine dei conti si viene a configurare una societa’ di anarchici abbastanza rurale, e basata sulla produzione, dunque artigiana e agricola, o cooperativa nel caso di grossi complessi. In generale una cosa abbastanza tranquilla, dove se magna e se bbeve e se tromba. Se qualcuno vuole costruire l'utopia sovietica e' libero di farlo, ma lontano da casa mia. E che non rompa le palle in casa mia.



Sul piano politico l’altra differenza e’ di tipo “morale/filosofico”.



Di solito chi cerca di dare regole alla societa’ tira in ballo dei valori che finiscono col soverchiare l’individuo. Cioe’, “non rubare” diviene una questione di ‘giustizia”, o di “necessita’ sociale”. E siccome queste cose sono "superiori" , capirai quanto conta la tua opinione.



Queste sono puttanate moralistiche: noi pensiamo “non rubare” perche’ non vogliamo che ci venga rubato. Diciamola come va detta. Che poi non c'e' niente di male, voglio dire.Tantevvero che se rubi a casa di un ladro anche lui ti denuncia. Per cui alla fine in senso molto "Naturalista Voltairiano", rifiutiamo la legge come valore assoluto, del tipo “stato di diritto”, mentre la considero un buon compromesso tra la volonta' delle parti. Non c’e’ nessun cazzo di stato di diritto, e’ solo che non ci va di essere ammazzati , e quindi diciamo “non uccidere” . Il problema e’ sempre questo: cosa VUOI, cosa NON VUOI.



Tutte le altre correnti di anarchici invece continuano a creare questi valori nel cielo, valori che divengono preminenti sull’individuo. Allora questo si fa o non si fa per “rispetto” Sia chiaro che c’e’ il rispetto,e siccome c’e’ il “rispetto” la tua opinione non conta: vuoi mancare di rispetto? Poi ci sono i diritti, e sia chiaro che siccome ci sono i diritti allora la tua opinione non conta: vuoi violare i diritti? E cosi’ via. E poi questa cosa che hanno della rivoluzione e di sfasciare tutto: io non voglio sfasciare le cose degli altri e neanche che gli altri sfascino le mie. PEr come la vedo io per cambiare le cose un bel giorno la gente non deve andare a lavorare , uscire fuori porta tutti insieme e farsi una sacrosanta magnata e non pagare piu' gli interessi alle banche e alle assicurazioni. Dopotutto le banche islamiche spesso non usano gli interessi e vivono lo stesso, quindi non ditemi che siano "necessari al sistema bancario".



Ecco, l’anarchico naturalista ama sentirsi dire “io non voglio che tu prendi la mia roba”. “Io non voglio che mi ammazzi”. Noi amiamo le frasi che iniziano per “io voglio”, o “io non voglio”. Perche' cosi' si parla tra INDIVIDUI, e non tra marionette di grandi sistemi tipo "la legge" o "il diritto".



Perche’ cosi’ e’ facile accontentarsi a vicenda. Basta avere il coraggio di dire “io voglio cosi’” o “io non voglio cosi’” e discuterne. In fondo quello che vogliamo non e' poi cosi' stravagante che non riusciamo ad intenderci.
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