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CALCIO E STORIA

Sport d'origine antichissima, il calcio si fa derivare dal termine cinese Tsu-Chu (palla spinta con il piede), praticato moltissimi secoli a.C., si giocava con un involucro di cuoio contenente una vescica d'animale gonfiata.
Giochi analoghi erano già diffusi a Roma presso i legionari nel IV secolo a.C.
Verso la fine del XIV secolo nacque il Calcio Fiorentino che presentava analogie con il rugby e il calcio d'oggi.
In Inghilterra, nel XVIII secolo, prese forma il Dribbling Game già più simile al calcio moderno anche se permetteva ancora l'uso delle mani. Più tardi, a metà dell'ottocento, il gioco si diffuse con il nome di Football, con il primo codice di regolamento.
L'atto di nascita ufficiale del calcio si fa risalire al 23 ottobre 186 3 quando in una "taverna" in Great Queen Street a Londra, fu costituita l'English Football Association, mentre la prima società calcistica sorta è del 1857, lo Sheffield Club. Nel 1872 si disputa il primo incontro internazionale: Inghilterra-Scozia.
L'International Football Association Board è eletta nel 1876 per sovrintendere alle modifiche del regolamento: nel 1890 nasce la figura dell'arbitro giudice unico.
Nel maggio del 1904 nasce la F.I.F.A. (Fédération Internationale de Football Association) alla quale a tutt'oggi sono affiliate le Federazioni calcistiche.
In Italia il calcio giunse intorno al 1887. Nel 1898 si costituì la Federazione Italiana Football trasformatasi in seguito in Federazione Italiana Gioco Calcio (F.I.G.C.).
Nello stesso anno si effettua il primo Campionato Italiano disputato tutto in un giorno e vinto dal Genoa.
Con la denominazione di "Cricket and Football Club Genoa" la squadra ligure è la più anziana società di calcio italiana. Nel 1910 nasce la squadra Nazionale italiana che esordisce all'Arena di Milano battendo la Francia per 6 a 2. Le prime maglie erano di colore bianco, solo in seguito furono mutate in "azzurro".
I primi campionati si disputarono con la formula a "gironi" e incontro di "finale". Solamente dal 1929-30 il Campionato si svolse a "girone unico" tranne una brevissima parentesi nel 1945-46 con due campionati in contemporanea (Alta Italia e Centro-Sud) e girone finale vinto dal Torino. Il primo Campionato del Mondo (Coppa Jules Rimet) si svolse nel 1930 a Montevideo con la vittoria dell'Uruguay sull'Argentina (l'Italia, unica volta, non si era iscritta).
Oggi i Campionati Mondiali si effettuano ogni quattro anni, con gironi eliminatori nei vari Continenti e gare di finale in un unico Paese organizzatore.
Queste le Nazioni Campioni del Mondo: URUGUAY (1930 e 1950); ITALIA (1934, 1938 e 1982); GERMANIA (1954,1974 e 1990); BRASILE (1958, 1962, 1970 e 1994); INGHILTERRA (1966); ARGENTINA (1978 e 1986); FRANCIA (1998).

Caratteristiche di base del gioco

L'obiettivo fondamentale del gioco è di segnare più goal possibili da parte d'ogni squadra. Il goal è attribuito quando il pallone supera la linea di porta o finisce in rete.
Il calcio si gioca in un campo rettangolare, possibilmente erboso, con "misure minime" corrispondenti a m. 90x45; normalmente però le misure sono maggiori, comprese tra m. 105/110 in lunghezza e m. 65/70 in larghezza, con due porte agli estremi.
Le porte, al centro delle linee di fondo, sono alte 2,44 m., larghe 7,32 m. delimitate da due pali verticali e da una traversa orizzontale, tutti con sezione ellittica o circolare.
Il centrocampo è segnato con un punto visibile dove si effettua il calcio d'inizio gara e la ripresa del gioco dopo una rete. Da ogni palo della porta per m. 16,50 si delinea un'area chiamata di rigore che si allarga per m. 40,32 a formare un rettangolo entro il quale, per ogni fallo grave sancito dall'arbitro contro la squadra che si difende, da un dischetto centrale posto a m. 11 dalla porta, è battuto il "rigore". Nell'area suddetta solo il portiere può toccare la palla con le mani.
La palla, una volta di cuoio a colore naturale, ora è di materiale sintetico-elastico di colore prevalentemente bianco. Deve avere un diametro compreso tra 68/71 cm. con peso pari a 369/453 grammi e non può essere sostituita durante il gioco, senza autorizzazione.
Ogni squadra, prima dell'inizio della gara, deve presentare all'arbitro una "distinta" contenente gli estremi anagrafici di 18 giocatori, 11 dei quali inizieranno la gara mentre gli altri siederanno in "panchina" sistemata a bordo campo. Secondo le regole attuali dettate dalla Federazione Internazionale, 3 giocatori (detti "di riserva") possono in qualunque momento sostituire un compagno in campo purché lo stesso non sia stato espulso dal giudice di gara.
L'arbitro, è coadiuvato da due "guardalinee" posti sulle linee laterali del campo, con il compito principale di segnalare, con una bandierina, la fuoriuscita del pallone dai limiti del rettangolo di gioco e il "fuorigioco" (fase irregolare nelle quale un giocatore, che viene in possesso della palla, non ha fra se e la linea di fondo campo almeno due avversari, portiere compreso), altri falli. Ogni gara ufficiale è disputata su due tempi di 45' con un intervallo di 15'. A discrezione dell'arbitro, dopo i tempi regolamentari, possono essere concessi alcuni minuti aggiuntivi di gioco detti di "recupero".

Evoluzione tecnico-tattica

Lo sviluppo del gioco, inizialmente, fu dominato dagli inglesi i quali rimasero depositari della migliore tecnica ed organizzazione per molti anni. In origine il calcio appariva di una semplicità estrema, con le squadre disposte in campo per assolvere compiti precisi: metà squadra a difendere e metà in avanti ad attaccare. Nel primo dopoguerra il calcio divenne sempre più popolare, si affermò nei paesi danubiani (Austria, Ungheria, Cecoslovacchia) e nel Sud America (Uruguay e Argentina principalmente) con concetti tattici differenti: più orientata all'organizzazione del gioco, la scuola europea, più improntata all'impostazione tecnica e abilità individuale, quella sudamericana. Nel periodo compreso tra le due guerre, la disposizione in campo si fece, gradualmente, più equilibrata con i "maestri inglesi" sempre all'avanguardia nel proporre tendenze tattiche. La prima organizzazione di gioco, universalmente riconosciuta in Europa, prese il nome di "metodo" (sino ai primi anni '40) e consisteva in una disposizione dei giocatori in campo su tre linee orizzontali: due terzini in difesa, tre mediani con il centrale che fungeva da "organizzatore" di gioco, cinque attaccanti con compiti prevalentemente offensivi. Intanto, qualche anno prima del secondo conflitto mondiale, il tecnico di una squadra inglese (l'Arsenal F.C.) modificò la disposizione suggerita dal "metodo" con un'elaborazione più razionale; Il nuovo schieramento, che progressivamente sostituì il precedente, prese il nome di "NUOVO SISTEMA" o "WM". Le due lettere (M e W) poste una sull'altra evidenziavano la disposizione in campo: 3 difensori in linea sugli attaccanti avversari, 2 mediani disposti più avanti, 2 mezz'ali ed infine 3 attaccanti. Con il "sistema" la zona centrale del campo era occupata dal famoso "quadrilatero" disposto su due linee con compiti prevalentemente organizzativi. Nel 1958, in Svezia, il Brasile si laureava Campione del Mondo mostrando all'Europa un'organizzazione tattica formata da quattro difensori in linea, due mediani disposti più avanti e quattro attaccanti, vale a dire il 4-2-4. Uno schema più "elastico" che consentiva lo scambio delle posizioni in campo, facendo risaltare le capacità realizzative, l'universalità e le abilità tecniche dei giocatori "carioca". Questa disposizione, che pretende giocatori più "universali", fu modificata e resa famosa dai successi della nazionale olandese negli anni '60/'70 trasformandosi in 4-4-2. Il calcio italiano, più restio a mutamenti tattici repentini, restò per anni fedele al "modello" WM modificandolo in parte, per esigenze tattiche difensive, alla fine degli anni '50 e primi anni '60, retrocedendo un mediano dietro la linea dei tre difensori "libero" da marcature fisse e arretrando un attaccante esterno a supporto del centrocampo. Attualmente la disposizione tattica più diffusa rimane il 4-4-2, soprattutto in Inghilterra e Brasile, mentre nel resto d'Europa i Club all'avanguardia mutano la disposizione da un anno all'altro secondo le convenzioni tattiche degli allenatori, anch'essi ormai, propensi a rapportare la distribuzione dei giocatori in campo più alle caratteristiche fisico-tecniche degli stessi che alle "mode" tattiche del momento. Per tale varietà d'interpretazione organizzativa le squadre utilizzano, ormai, tante varianti: 3-5-2, 5-3-2, 4-3-3, 4-3-1-2, ecc. L'abbandono del marcamento "a uomo", la distribuzione corta delle squadre con la conseguente tattica del "fuorigioco" ha ridotto gli spazi rendendo più problematica l'azione dei calciatori "tecnici", più veloci le azioni di gioco, più mirata la preparazione fisica delle squadre.

L'allenamento

Nella pratica, l'allenamento si manifesta come una ripetizione sistematica e razionale di particolari movimenti, con l'obiettivo di ottenere un miglioramento della prestazione. Tale aumento prestativo, si ottiene attraverso l'"adattamento" dell'organismo a determinate forme di lavoro e si rende concreto per mezzo di mutamenti relativi a strutture e funzioni dei vari organi ed apparati del corpo. L'allenamento si sviluppa con una successione "ritmica" di sedute; una serie d'esercitazioni opportunamente scelte e collegate tra loro da effettuarsi secondo una determinata "quantità" e "intensità" di lavoro. L'elemento, importantissimo, che caratterizza la seduta d'allenamento è la scelta delle esercitazioni che potranno essere di tipo "tecnico-tattico" (lavoro sulla tecnica o combinazioni di gioco), di tipo "organico" (utilizzo prevalente della corsa), di tipo "muscolare" (lavoro mirato su particolari settori muscolari), di tipo "misto" (sfruttamento equilibrato d'esercitazioni con finalità diverse):

Allenamento Tecnico - tattico
Rappresenta il complesso delle abilità necessarie per trattare la palla, arrestarla, calciarla, condurla in velocità in modo da poter effettuare gli schemi di gioco previsti. Il miglioramento di tali abilità è possibile attraverso l'utilizzo metodico e costante d'esercitazioni specifiche. Il periodo compreso tra 8 e 10 anni d'età è la fase considerata temporalmente "sensibile" entro la quale risulta fondamentale l'apprendimento e il ...
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