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][Leggende triestine][

La bora

Secondo un antico racconto Bora è una strega che abita nelle caverne del Carso per nascondersi alla vista degli uomini. Durante l´inverno, ahimè, esce furiosamente dal suo rifugio e, in compagnia del figlio Borino ,devasta ogni cosa con i suoi refoli violenti e gelidi. Invano gli uomini hanno tentato d´imprigionarla nel suo antro con muri di grosse pietre, ma ogni volta, e con impeto maggiore, prorompe fino al mare.

Legata ad altre tradizioni è la leggenda secondo la quale Bora era una dolce ninfa abitante dei boschi carsici. Soffiava durante l´estate per portare refrigerio agli uomini che lavoravano questa dura terra. Un giorno arrivarono da lontano degli uomini bellicosi che quivi costruirono le loro dimore.
Accadde che uno di essi uccise il Dio tanto amato da Bora, e la ninfa , per vendetta , si mise a soffiare gelida e con violenza inaudita. Così divenne nemica degli uomini e da allora ogni inverno ci fa sentire la sua fredda rabbia.




L´origine del Carso

Narra la leggenda che in principio il Carso era una terra verde e feconda, piena di prati , boschi e torrenti dalle fresche acque. Un giorno il buon Dio si accorse che, in un angolo della terra, c´era un grosso cumulo di sassi che danneggiava l´agricoltura e incaricò l´Arcangelo Gabriele di raccoglierli e gettarli in mare. Allora Gabriele riempì un pesante sacco e si diresse in volo verso l´Adriatico. Quando si trovò in prossimità del Carso il diavolo lo vide e incuriositosi bucò il sacco con le corna. Che disastro! Tutte quelle pietre si riversarono a terra e ridussero l´altopiano in una enorme pietraia.





L´ arsura del Carso

Si racconta che un giorno il Signore Gesù andava con San Pietro, camminando faticosamente per attraversare i vari villaggi del Carso. Viaggiavano semplicemente con un asino e una bisaccia di povere provviste: pane, formaggio, pesce secco dell´Adriatico e acqua. Avanzavano ormai da ore tra balze e rupi , cercando qualche creatura alla quale portare consolazione e conforto. Quando fu tempo di mangiare si fermarono e San Pietro posò il suo mantello su una roccia per dare al Signore un sedile un po´ decoroso; prese la bisaccia dall´asino ma si accorse che il formaggio non c´era piu´. -Signore !- esclamò Pietro sconsolato
-Signore, ci hanno rubato il formaggio !-. Gesù si girò e si accorse che qualcuno li aveva effettivamente derubati. Un´espressione di sdegno si posò sul suo volto e Gesù disse a San Pietro:-Pietro, d´ora innanzi chiunque abiterà nel Carso avrà scarsezza d´acqua, perché in tal modo mai più deve estinguersi la sete di colui che ci rubò il nostro umile pranzo. Allora, improvvisamente ,tutte le acque sparirono e comparve un paesaggio di rocce, sassi, spine ; senz´acqua , né alberi , né abitazioni umane.





La leggenda dell´anfiteatro di Basovizza

Si narra che questa curiosa costruzione, eretta in una dolina alle spalle di Basovizza, sia stata edificata dal servo di un ricco signore . A questo erculeo servitore , di nome Sterpacevo ossia ´zappatore´, fu ordinato di nascondere colà una pentola piena d´oro che non è mai stata ritrovata.
In onore di questo uomo dalla forza straordinaria , la famiglia di quel ricco signore porta, da generazioni , il soprannome di ´Sterpacevo´.





La rocca di Monrupino

Si tramanda che un pastore dell´altipiano decise di costruire una chiesetta per la Vergine Maria. Dopo il lavoro di tutto un giorno si ritirò per dormire. Al mattino, sconcertato , trovò le mura distrutte e pensò che era stata opera del diavolo. Ricostruì quello che era stato demolito e si coricò nuovamente come la sera prima. All´indomani, con grande sorpresa , vide che la chiesetta era bella e finita. La gente del luogo è convinta che la Madonna abbia voluto aiutare quel suo zelante devoto e ne è testimonianza l´impronta di un piedino ritrovata impressa nella pietra proprio nelle vicinanze.




La Dama Bianca

Sulla scogliera che sostiene i ruderi del vecchio castello di Duino si scorge una roccia bianca che ricorda una figura femminile avvolta da un mantello.

Viveva nel castello una nobile dama e il suo signore, un castellano crudele. Una notte l´uomo la gettò dalla roccia e la sventurata , cadendo, lanciò un urlo così straziante che il cielo , impietositosi, la trasformò in roccia. Da allora , ogni notte, verso la mezzanotte, l´infelice si stacca dalla roccia e vaga per il castello alla ricerca della stanza con la culla della sua bambina. All´alba si allontana e sconsolata ridiventa pietra.




La principessa Rosandra

Sull´altura che domina la valle sorgeva, un tempo ormai lontano , un castello abitato da una bellissima principessa di nome Rosandra. La fama della sua beltà aveva raggiunto ogni angolo della terra e dai regni più lontani giungevano principi e cavalieri a chiedere la sua mano.
Ma Rosandra preferiva correre e giocare lungo i sentieri della sua valle.
Un giorno incontrò un giovane cavaliere , venuto per vederla , e se ne innamorò. Ma poiché il bel cavaliere doveva compire un´impresa in una terra lontana, i due si scambiarono amore eterno e la promessa di matrimonio.
Purtroppo la nave che lo doveva condurre laggiù affondò e finì in fondo al mare. Quando Rosandra seppe di quella triste fine impazzì dal dolore e la clemenza del cielo la tramutò in pietra. Ma quelle lacrime disperate scorrono ancora ed alimentano il torrente che ha acquisito il suo nome.




Il sepolcro di Carlo Magno

Racconta la leggenda che, una notte , un angelo inviato dal Signore apparve in sogno al re ormai vecchio e gli disse di recarsi, con pochi servitori, nella valle di nome Rosandra. Ivi avrebbe trovato una grotta che sarebbe stata presto il suo sepolcro. Il vecchio monarca prontamente obbedì al Signore e giunto colà, scovò la grotta con dentro uno scanno di pietra.
Non appena Carlo Magno si sedette la grotta crollò ed egli fu sepolto e tramutato in pietra. Il buon re sarà svegliato dal suo sonno il giorno del giudizio universale, sederà accanto a Dio per aiutarlo a giudicare le anime degli uomini.





La rocca di Duino

Si racconta che, un tempo ormai lontano, una splendida ma superba dama vivesse nel castello. Tale era la sua alterigia che, quando, nella basilica, il patriarca di Aquileia la costrinse a velarsi il volto per rispetto a Dio , ella indispettita decise di vendicarsi del torto subito.
Allora chiamò uno scultore affinché scolpisse il suo bel viso, senza veli, sulla roccia della scogliera proprio in direzione di Aquileia.
Ma quando l´opera fu finita ci si accorse che essa rappresentava solo l´effigie di una dama velata. Nessuno fu mai in grado di portarla a termine
e tale rimase come testimonianza della punizione del Cielo per la superbia della dama.


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