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6~6~6 Il Diavolo Principe Del Male 9~9~9”


Per comprendere il fenomeno del satanismo occorre prima inquadrare l’oggetto principale di questo “movimento”, definendone le caratteristiche e le sue origini storiche. L’oggetto in questione, il fulcro costitutivo del satanismo, è il Diavolo, figura delineata nel quadro delle religioni che adottano la Bibbia come “Testo Sacro”, scrittura rivelata da Dio. Il Diavolo, il “demone per antonomasia”, così come viene descritto da queste religioni (cattolica, protestante, ebraica, ecc.), recupera alcuni tratti caratteristici di tutta una serie di presenze malefiche, demoni e spiriti malvagi che fin dall’antichità accompagnano le avversità, le superstizioni e le paure dei popoli.
Se si segue nel corso della storia la linea tracciata dalla presenza demoniaca nelle varie civiltà, si può osservare che l’identificazione di questa entità come un essere distinto, unico nella sua personalità, è relativamente recente.
Gli Egizi credono in una moltitudine di spiriti malvagi, capaci di causare malattie e danni all’uomo, rappresentati come serpenti, coccodrilli, lucertole, falchi, sciacalli, ed è difficile dire se i demoni ne rivestano solo le forme o si identifichino in essi. Apep, il serpente diavolo della notte e della tempesta, è l’avversario principale del Dio-Sole, ma non è la sola creatura terrificante: una coorte di demoni, nei deserti e nei luoghi nascosti popola le paure di tutte le civiltà dell’antico Egitto.
Gli Arabi credono nell’esistenza di demoni visibili e invisibili: la specie più pericolosa è quella delle Ghoûl, demoni femmina che assalgono i viandanti nottetempo nei luoghi desolati e solitari, quando gli incauti viaggiano senza torce. Anche i Djinn, il cui nome significa gli oscuri, coloro che si nascondono, sono ritenuti responsabili di sventure e malattie, e soprattutto della pazzia, reputata un fenomeno di “possessione diabolica” da parte di queste “presenze malefiche”. Il fatto che certi demoni possano assumere per gli Arabi sembianze di gufi e civette, e che talvolta i Djinn vengano considerati “spiriti dei morti”, sottolinea quali possano essere le radici della tradizione gotica e horror.
La convinzione dell’esistenza di una moltitudine di spiriti appare evidente anche presso i Sumeri, gli Assiri e i Babilonesi, secondo cui gli spiriti malvagi contaminano il cibo e l’acqua, causano incidenti e malattie, possiedono la terra. I testi degli incantesimi sumeri, recuperati dalle scoperte archeologiche, ci permettono di conoscere i nomi dei demoni più importanti, divisi in classi e sottoclassi. Ad esempio l’Alu, al tempo stesso tempesta portata dal vento del Sud e apparizione in parte umana e in parte animale, o Lilitou, incarnazione del vento asciutto e del turbinio della polvere, generalmente considerata come l’origine del terribile spettro notturno menzionato nella dottrina rabbinica dal profeta Isaia come Lilith, “che fu la prima donna di Adamo e che - da lui ripudiata per mancanza di sottomissione- divenne regina dei demoni, l’incarnazione stessa dell’incubo, dalle ali lunghe e tenebrose e dai lunghi capelli sciolti, colei che si aggirava nell’oscurità assistita da diciottomila angeli malvagi, avendo avuto il permesso di assalire sessualmente gli uomini e di risucchiare la vitalità dei bambini” . Da questa figura nasceranno poi l’Empusa greca, otre di sangue capace di assumere sembianze femminili, la Lamia divoratrice di bambini della mitologia romana e la Stryx medievale, colei che la Chiesa cattolica romana e quella protestante identificano come la sposa di Satana.
Nella demonologia babilonese si ricordano gli Shedim, “i Violenti”, demoni volanti e sapienti come gli angeli, ma carnali come l’uomo, che si riuniscono fra le rovine, capeggiati da Asmoday, “Asmodeo” nella tradizione occidentale, famoso per le sue malefatte nel convento delle Orsoline di Loudon nel 1629; e poi Pazuzu, demone alla ribalta cinematografica, grazie al film L’esorcista, del 1973 di William Friedkin e a quello più recente, da poco restaurato e tornato sul grande schermo, di Dario Argento.
Un altro diavolo che compare nella demonologia cristiana è Baal, dio della fertilità per i Fenici, ma Signore della casa degli Inferi, col nome di Beelzebul, “Belzebù”, nei Vangeli di Marco, Luca e Matteo.
Sicuramente un demone importante nella ricostruzione dell’identità di Satana è Azazel, al quale Aronne, nel libro del Levitico, deve offrire, conducendolo nel deserto, un capro su ordine di Jahvé; mentre nel più significativo degli Apocrifi, il libro di Enoch - dove si narra la discesa degli Angeli Vigilanti sulla terra, che invaghiti delle donne umane, rinnegano la loro missione di salvezza - Azazel, il capo degli Angeli Ribelli, viene gettato dall’Arcangelo Raffaele nelle tenebre, sigillato fino al giorno del Giudizio.
La figura del Diavolo biblico, probabilmente, viene anche influenzata dai contatti con la civiltà persiana avvenuti durante l’esilio del popolo ebraico.
Infatti è in questo periodo che compare Satan, il nemico che accusa gli uomini davanti a Dio.
La dottrina persiana pone il male non come aspetto necessario del potere assoluto divino, ma come “principio indipendente, assolutamente separato” . La lotta fra il principio del Bene e quello del Male e le caratteristiche di quest’ultimo, hanno presumibilmente influenzato lo sviluppo definitivo del Satana delle Sacre Scritture: il maledetto spirito di distruzione, menzognero e ingannatore diventa così, verso il secolo IV a.C., nel Libro di Giobbe, “il Tentatore”, “l’Avversario” per eccellenza.
Da non sottovalutare è poi, nella formazione dell’aspetto figurativo del Diavolo, l’influenza esercitata nel rappresentare con un corpo per metà umano e per metà caprino il dio della vita pastorale ed agreste Pan, presente nella mitologia romana e greca, che esprime la libertà sfrenata di una vita senza leggi, e una illimitata pulsione al godimento sessuale nelle forme ludibriche e onanistiche.
E’ nel Libro di Giobbe dell’Antico Testamento che compare per la prima volta il Diavolo, che diventa così parte della verità rivelata da Dio, sulla cui reale esistenza i teologi non possono dubitare.
Secondo la dottrina cattolica, al momento della loro creazione, la maggior parte degli angeli - le creature celesti puramente spirituali -, sceglie Dio come scopo pieno e definitivo della propria esistenza., mentre altri spiriti, in base alla loro libertà creata, operano una scelta opposta; commettono il famoso “peccato degli angeli”, il sentimento di autosufficienza e ribellione che costa loro la perdita della vicinanza a Dio e una conseguente “caduta nell’Abisso” di cui si parla nella Bibbia (Apocalisse 12, 7-8) e nei Vangeli (Lc 10, 18; nella seconda lettera di San Pietro: 2,4; e in Judae 6).
Se è certo l’avvenimento della “caduta”, non sono altrettanto chiare le sue ragioni.
Le ipotesi prospettate dai teologi sono tre: la più diffusa è quella dell’orgoglio e della superbia che fa pensare agli angeli, nel loro egocentrismo, di essere al centro di ogni cosa e di poter essere simili a Dio .
Un’altra ipotesi è quella dell’invidia degli angeli nei riguardi dell’uomo. Gli angeli mal sopportano che l’uomo venuto successivamente sia fatto a immagine di Dio e che Dio stesso abbia a lui sottomesso gli altri esseri creati.
Una terza ipotesi è sostenuta nel sec. XVI da due grandi teologi, il domenicano Ambrosio Catarino e il gesuita Francesco Suarez: il motivo della caduta è sì l’invidia per gli uomini, ma in particolare per il fatto, rivelato in antecedenza agli angeli, che il Figlio di Dio avrebbe assunto la natura umana, e che questi avrebbero dovuto adorare il Cristo. Questa tesi si trova anche nel Paradise Lost di John Milton.
Nella vicenda della “caduta nell’Abisso” un ruolo paricolare gioca la figura di Lucifero, il primo degli Angeli Ribelli, il loro condottiero, colui a cui la tradizione riferisce generalmente come al Diavolo, o Satana, o, ancora, Demonio.
Intorno a lui, uniti da un unico ideale, quello dell’odio contro Dio, si svolge la gerarchia dei demoni, in base al loro potere di agire, che caratterizza la loro individualità.
Secondo i rilevamenti effettuati da Mons. Balducci , riferimenti a queste figure del male si ritrovano nelle Sacre Scritture: Satana, che deriva dall’ebraico e significa avversario, persecutore, accusatore, calunniatore, compare 36 volte; altrettanti sono i riferimenti al maligno come Diavolo, dal verbo ebraico che significa separare, dividere. L’appellativo più usato è, però, “spirito maligno” che conta ben 76 presenze, seguito dalle 63 della voce “demonio” quasi sempre usata al plurale.
In aggiunta a queste esistono altre citazioni dell’attività malefica degli spiriti infernali, per un numero complessivo di 300 nel Nuovo Testamento, mentre nell’Antico Testamento il riferimento al Diavolo è compiuto solo in quattro occasioni (libro di Giobbe 1, 6-12; 2, 1-7; Zaccaria 3, 1-5; libro della Sapienza 2, 23-24; e , naturalmente, Gen. 3, 1-5), probabilmente affinché il popolo israelitico fosse tenuto lontano dall’errore dualistico di vedere contrapposti due divinità votate rispettivamente al male e al bene.
Con il Nuovo testamento Satana si distingue definitivamente dai demoni, eredi degli spiriti maligni orientali, e diviene il “portatore del male per eccellenza”. Il Diavolo, per la dottrina cristiana è il tentatore del Paradiso Terrestre, è colui che influisce negativamente sugli uomini per volgerli al male e contro la legge di Dio.
Egli è sconfitto solo dal sacrificio del Messia, venuto per distruggere le sue opere e sostituire il regno di Dio a quello di Satana.
Giovanni Papini descrive così il Diavolo: il suo odio verso Dio “…non nasce soltanto dal suo primo impulso di fare a meno di Lui, della Sua grazia, della Sua sovranità. Quest’odio è accresciuto, via via, dal sentimento della sua dipendenza eterna, anche dopo la caduta, dal suo Creatore. Se il Demonio è ancora Principe, se gli rimane ancora un potere, un dominio, esso lo deve unicamente alla volontà di Dio che, per i suoi imperscrutabili fini, non lo ha annientato, ma gli ha confidato un regno e un ufficio. La consapevolezza di questa dipendenza lo esaspera” .
Per Corrado Balducci, teologo e demonologo, l’opera del Demonio si manifesta in una attività ordinaria che consiste in un incitamento a peccare, e in una attività straordinaria, che si esplica attraverso l’infestazione locale, l’infestazione personale e la possessione diabolica. La prima di queste ultime tre manifestazioni consiste in una molestia che il Diavolo direttamente esercita sul regno vegetale o animale, per poi arrivare all’uomo; la seconda è una sorta di influenza sulle scelte dell’uomo, o sulle cosiddette passioni. L’ultima, la più pericolosa, è un disturbo tale da soffocare la guida stessa dell’individuo, rendendolo così strumento cieco e docile al suo potere.
Per i teologi, il Demonio, seppure presenza reale, non è un ...


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