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LA STORIA DI UNA MIA FOLLIA

A me.La storia di una mia follia.
Da molto tempo mi vantavo di possedere tutti i paesaggi possibili..e trovavo irrisorie le celebritá
della pittura e della poesia moderna.
Mi piacevano le pitture idiote..sovrapporte..scenari..tele di saltimbanchi..insegne..
immagini popolari..la letteratura fuori moda..latino in chiesa..libri erotici senza ortografia..
romanzi delle nostre nonne..fiabe..libriccini per l´infanzia..vecchie opere..ritornelli sciocchi...
ritmi ingenui.
Sognavo crociate..viaggi di scoperte di cui non si hanno relazioni..repubbliche senza storie...
guerre di religione soffocate..rivoluzioni di costumi..spostamenti di razze e di continenti...
Credevo a tutti gli incantesimi.
Inventai il colore delle vocali! -A nera..E bianca..I rossa..O blu..U verde.-
Regolai la forma e il movimento di ogni consonante e..con ritmi istintivi..mi illusi di inventare
un verbo poetico accessibile..un giorno o l´altro..a tutti i sensi.
Riservavo la traduzione.
All´inizio fu uno studio.
Scrivevo silenzi..notti..annotavo l´inesprimibile.
Fissavo vertigini.
Il vecchiume poetico entrava in gran misura nella mia alchimia del verbo.
Mi abituai all´allucinazione semplice..vedevo molto chiaramente una moschea al posto di un officina
..una scuola di tamburi tenuti da angeli..calessi x le vie del cielo..un salotto in fondo a un lago
..i mostri..i misteri..un titolo di vaudeville faceva sorgere davanti a me terrori.
Poi spiegai i miei sofismi magici con l´allucinazione delle parole!
Finii col trovare sacro il disordine del mio spirito.
Ero ozioso..in preda a una pesante febbre..invidiavo la beatitudine delle bestie..i bruchi che
rappresentano l´innocenza dei limbi..le talpe..il sonno della verginità!
Il mio carattere si inacidiva.Dicevo addio al mondo in sorta di romanze..
Amai il deserto..i frutteti bruciati..le botteghe sbiadite..le bevande intiepidite.
Mi trascinavo per le stradine puzzolenti e..chiusi gli occhi..mi offrivo al sole..dio di fuoco.
Infine..oh fortuna..oh ragione..scartai l´azzurro dal cielo che é nero..e vissi..
scintilla d´oro della luce natura.
Dalla gioia assumevo l´espressione piú buffa e smarrita possibile.
Divenni un opera favolosa..vidi che tutti gli esseri hanno una fatalitá nella fortuna...
l´azione non é la vita..ma un modo di sprecare qualche forza..uno snervarsi.
La morale è la debolezza del cervello.
Nessun sofisma della follia..la follia che si rinchiude..
-é stato da me dimenticato..potrei ridirli tutti..ho il sistema.
Dovetti viaggiare..distrarre gli incantesimi che si addensavano nel mio cevello.
Sul mare che amavo come se avesse dovuto lavarmi da qualche sudiciume..
vedevo levarsi la croce consolatrice. Ero stato dannato dall´arcobaleno.
La fortuna era la mia fatalità..il mio rimorso..il mio tarlo: la mia vita sarebbe stata sempre
troppo immensa per esser dedicata alla forza e alla bellezza.
La fortuna! Il suo dente dolce da morire..mi avvertiva al canto del gallo..-ad matutinum..
al Christus venit... nelle piú oscure cittá.
E´tutto passato. OGGI SO SALUTARE LA BELLEZZA.

(RIMBAUD ARTHUR)


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