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La tradizione tibetana



La complessa tradizione buddhista tibetana riguardo alla Morte e' contenuta in un testo sacro risalente al VII secolo d.C. chiamato Bardo Thodol (da noi conosciuto col titolo de Il libro tibetano dei morti) composto di molti libri, di cui alcuni segreti.

Il titolo sanscrito significa "Liberazione per audizione del piano post mortem". Contiene preghiere ed esortazioni da recitare all'orecchio del morente e del defunto per preparararlo a cio' che lo attende una volta superata la Soglia e guidarlo attraverso le manifestazioni dei Regni dell'Illusione esistenti tra
la Vita e la Morte.

I buddhisti ritengono infatti che il defunto non sia da subito pienamente consapevole del suo stato. Una volta lasciato il corpo ed essersi resa conto del distacco, l'Anima sara' percio' invasa dal rimpianto, cosicche' per un certo tempo rimarra' accanto ai suoi cari, nei luoghi dove e' vissuta. Per questa ragione il rituale funebre prevede che dapprima uno sciamano e poi un parente per un'intera settimana parlino sommessamente al defunto
per convincere la sua Anima a trasferirsi nella zona Invisibile del Creato, cioe' l'Aldila'.

Questa pratica e' ritenuta indispensabile poiche' nel caso
in cui l'Anima non si convinca a trasmigare si verificheranno i fenomeni che in Occidente sono chiamati "apparizioni" e in Tibet "permanenze": quando cioe' la parte "sottile" di un defunto permane in un ambiente. La sua energia verra' avvertita dai viventi sotto forma di una profonda malinconia che essi attribuiranno a loro stessi. Sarebbe questa, secondo i tibetani, la vera origine della depressione: il campo energetico di un'Anima sospesa che entra in contatto con la psiche di un vivente. Per la stessa ragione in Tibet le pratiche di spiritismo sono assolutamente vietate.

Secondo la tradizione tibetana, dunque, subito dopo la Morte la persona va incontro ad un graduale dissolvimento della coscienza sensoriale, legata ai cinque Elementi (Terra, Acqua, Fuoco, Aria ed Etere). Una volta raggiunto il vuoto, detto "Chiara Luce", della coscienza liberata dai sensi, l'Anima permane nel corpo per altri tre giorni, durante i quali il defunto non dovra' essere disturbato.

Ha quindi inizio il Bardo (la fase) detto "Stadio intermedio del Divenire", che dura fino a sette settimane (ovvero 49 giorni). In questo stadio l'Anima e' sospinta qua e la' dalle allucinazioni del Karma, finche' non trova un altro corpo in cui rifugiarsi. Lo stadio intermedio tra Vita e Rinascita si dice sia descritto minuziosamente in un testo intitolato "La Liberazione ottenuta tramite l'ascolto dello Stadio intermedio". Si tratta di un testo segretio di cui si sa soltanto che la tradizione lo attribuisce a Padmasambhava, il santo. Altre notizie affermano che sia stato completato nel XV secolo da Lama Karma Lingpa. Questo testo e' riservato ai Lama superiori.

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Il Bardo Thodol e' probabilmente il piu' famoso tra i testi relativi agli stati postmortali. E' stato apprezzato e lungamente studiato anche da Carl Gustav Jung ed Aldous Huxley.




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