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015

La mia pratica educativa non si fermò certo a quella già traumatica prima volta.
Per prima cosa mi fu ben insegnato a leccare i piedi nudi e dovetti fare molta pratica in quei giorni: non appena arrivavano dal lavoro, le dovevo togliere la scarpe, lasciare che mi passassero sulla faccia i loro piedi sudati e poi leccarglieli finché mi dicevano che era sufficiente. Mi veniva sovente la nausea ma, memore di quella prima giornata, non osavo più protestare: la mia faccia serbò a lungo il segno delle interminabili pedate ricevute quel giorno…
Ma il peggio era ancora da venire.
Era arrivata intanto l´estate e con essa i piedi nudi sudati e i sandali estivi.
Quel giorno, era un lunedì, arrivarono a casa assieme che saranno state le cinque e mezzo dalla sera. Quando le vidi, mi stesi a terra e sopportai di essere usato da zerbino; poi mi accinsi a togliere per primo le scarpe a T., belle scarpe nere con il tacco.
- No. Lascia pure le scarpe: lecca a fondo anche quelle!
Io la guardai un attimo e poi guardai le scarpe che una volta erano lucide ma ora erano abbastanza sporche.
- Sono sporche: non le posso leccare- dissi io un po´ schifato.
- Tu non puoi?-disse lei- Tu devi!
Mi porse la scarpa alla bocca.
- Tira fuori la lingua e lucidale per bene
Io stetti fermo ad osservarla, osservare le sue scarpe sporche davanti alla mia bocca.
- Mi dispiace quando fai così - disse T.- Ti farai solo del male…
Io continuai a guardarle le scarpe sporche.
- Stenditi a terra -mi disse.
Io mi stesi. Lei mise entrambe le scarpe sulla mia faccia: erano pesanti e pesavano i suoi tacchi sul lato destro del mio viso.
- Forza D. Tocca a te!
D. aveva delle scarpe rosse con il tacco alto, senza calze come T.
Mi dovetti togliere la maglietta che ormai era logora forza a fare loro da zerbino.
Non appena me la tolsi, D. mi salì sul torace nudo con le scarpe rosse dal tacco alto.
Iniziò subito a fare male, tacchi alti su pelle nuda.
Iniziai a lamentarmi per il dolore, nello spazio tra suola e tacco delle scarpe di T. che erano sul mio viso.
T. cercò di farmi tacere piantando il tacco nella mia bocca ma non ebbe successo e si trovò costretta a levarsi le scarpe per soffocare le mie urla sotto i suoi piedi nudi.
Il dolore per il calpestamento di D. era forte e T. schiacciava sempre di più.
Poi D. scese e T. spostò via i piedi, permettendo che respirassi.
L´ossigeno mi fece tossire violentemente e respirai forte.
Mi lasciarono riprendere, un dolore al torace calpestato, osservai che mi aveva lasciato dei segni. Rimettendosi le scarpe T. rifece la domanda.
Io, appena ripresomi, guardai lo sporco sulla scarpa e feci di no con la testa.
- Peccato! Fase due -enunciò T.
D. salì di nuovo sul torace ma stavolta iniziò a schiacciare ben bene il tacco sulla pelle nuda, guardando dall´alto se mi faceva male abbastanza.
Intanto T. mise la punta della sua scarpa nella mia bocca: stavo leccandole via lo sporco ma avevo troppo male per accorgermene.
Sotto il tacco rosso delle scarpe di D. vidi alcuni segni che iniziavano a sanguinare…
Scese dopo un po´ e anche T. mi liberò. Io crollai a terra e T. mise sulla mia faccia le sue scarpe nere dal tacco: il dolore di avere il viso calpestato dalle sue scarpe non era nulla in confronto a quello fattomi da D. poco prima.
Mi liberò e rifece la domanda. Io ormai lacrimavo per il dolore, il viso sporco per lo sporco delle scarpe, il torace duramente calpestato. Non rispondevo, la sua scarpa sporca di fronte alla bocca e allora disse solo.
- D. Fagli assaggiare la fase tre: vediamo chi vincerà…
- Non ha risposto ancora -fece notare lei- sei davvero cattivella…
- Non ha leccato. Ha risposto di no.
Mi fece stendere. D. non salì sul torace: andò molto più in basso.
Tenendo una scarpa sotto, inizio a schiacciarmi le palle sotto la suola dell´altra scarpa.
Io urlai, contraendomi verso l´alto. Con una pedata T. mi ributtò a terra e piantò forti i suoi piedi nudi sulla faccia.
- Schiaccianoci- disse D. ridendo e calpestandomi a ritmo le palle.
Intanto tutti i miei tentativi di alzarmi erano vanificati dal peso di T. sulla mia faccia.
Poi mi liberarono.
- La fase quattro te la farà con il tacco- preannunciò T.
Io preso da una improvvisa smania, presi a leccarle con forza le scarpe, incurante del fatto che erano o meno sporche. Le leccai molto a lungo finché non fu soddisfatta.
Poi passai alle scarpe rosse di D., i cui segni erano ancora freschi sul torace, le leccai con forza anche sotto la suola, finché non le ritenne sufficientemente pulite.
Poi passai a leccare i piedi di T. e quindi quelli di D., nudi molto sudati.
Lei, guardandomi dall´alto mentre le succhiavo le dita con foga, disse:
- La prossima volta non farti pregare tanto…- con un sorriso sadico sul viso -ogni ordine fallo immediatamente anche se ti viene voglia di vomitare all´idea.
Io non la stavo sentendo molto, preso dalla foga di leccarle i piedi nudi.
- Se non fai così, non durerai molto-.
Non sentii veramente poiché leccavo ed avevo in mente solo quello.
Mi tirò una pedata forte sul viso. Caddi a terra. Mi dette ancora un paio di pedate.
- Dormi -disse solo.
Esaurite di botto tutte le energie, stetti passivo a farle da appoggiapiedi.
Dormii a lungo quella notte


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