peperonity.net
Welcome, guest. You are not logged in.
Log in or join for free!
 
Stay logged in
Forgot login details?

Login
Stay logged in

For free!
Get started!

Links


rosanera.peperonity.net

[laStoriaDellaDamaNera]

++++++++

Le carrozze passavano veloci sul lastrato di pietra. Gli zoccoli dei cavalli scalpitavano risuonando come deboli tuoni nella quiete crepuscolare.
La città si intrecciava di vicoli e strade buie e le luci dei lampioni non bastavano ad illuminare le vaste aeree che le appartenevano.
Ai margini della rumorosa città vi era la periferia popolata da innumerevoli baracche, costruite con mezzi di fortuna le quali costeggiavano le rive del fiume che traboccavano di rifiuti d'ogni genere. Qui vivevano intere famiglie di emarginati, balordi e puttane, e innoltrarsi in quegli antri quando la sera scendeva come un manto, quasi a nascondere tutta quella miseria, non era molto sicuro.
La carrozza nera passò velocemente sulla strada accidentata sul fianco del fiume, continuando la sua corsa verso la città.
In fondo a quella via, che si perdeva oltre una curva a gomito, le strade erano asfaltate con grosse lastre di pietra, mentre le case diventavano lussuose ville circondate da curati giardini, rigogliosi di aiuole e alti alberi dalle fronde scure. Più in là ancora, si arrivava in un'ampia zona verde e deserta ed ancora oltre si ergeva un'enorme villa dai tetti neri, in stile Vittoriano.
Intorno e lungo il vialetto crescevano sterpi e rovi spinosi, infittendosi fino al porticato dell'ingresso principale della villa.
Qui, lungo il viale, gli alberi erano stranamente spogli e si curvavano debolmente sui grandi finestroni dell'edificio abbandonato, i quali si affacciavano sinistri al sole che nel tramonto rifletteva i suoi colori porpora sui loro vetri.
La carrozza trainata da due cavalli dal manto scuro si fermò davanti al cancello di ferro battuto.
Il cocchiere scese dalla cassetta e si portò velocemente davanti alla portiera di destra, girò la maniglia ed invitò a scendere la persona che era seduta dentro.
Un'alta e magra figura femminile scese con movimenti regali e delicati. Indossava un lungo e ampio mantello nero di seta pregiata, con un copricapo tutto ricamato a mano che le nascondeva completamente il volto.
"Prego, mia Signora", disse il cocchiere, mentre le porgeva la mano per accompagnare la sua discesa. Lei, dopo aver accolto l'appoggio con la sua mano avvolta da un guanto bianco in quella del cocchiere, si tolse il copricapo con l'altra. Lunghi e fluenti capelli biondi risplesero di una vitalità propria sotto i primi raggi lunari, mentre l'ombra della donna si confuse con le tenebre ormai fitte.
Lei si fermò davanti al cancello ed attese che l'uomo al suo servizio le facesse strada lungo il viale buio. Il cancello si aprì cigolando sotto la spinta forte dell'uomo.
"Grazie", disse la donna con voce quasi risonante e bassa. I due si inoltrarono lungo il viale ed arrivarono davanti al porticato.
La villa, all'interno, era buia.
Si sentiva odore di muffa che si confondeva con quello del muschio, mentre quello di vecchio putridume di feci di gatto aleggiava nell'aria ed impregnava tutto intorno.
Il pavimento esterno era coperto da foglie secche dai colori scuri, le erbacce spuntavano dalle fessure di legno, quasi a spiare i nuovi arrivati mentre, nell'oscurità, occhi fosforescenti di felini li scrutavano, esaminandoli con sguardi impauriti.
L'uomo girò la chiave nella serratura e, spingendo la porta con gran forza, la spalancò come se un forte vento la stesse investendo. I due figuri entrarono.
Il pavimento di marmo era coperto da una fitta coltre di polvere che si alzò al loro passaggio. I mobili, così come gli specchi e gli enormi lampadari di cristallo, erano avvolti in enormi teloni bianchi, completamente sommersi dalla polvere e da ragnatele che penzolavano cupe e trasparenti.
La figura femminile si fermò un attimo, rimanendo immobile a contemplare in silenzio le pareti e gli alti soffitti della villa. I suoi occhi brillarono, illuminati da un'antica tristezza e, per un attimo, quegli stessi occhi si velarono di pianto. Poi si mosse, dirigendosi ai piani superiori. La parete, un tempo dipinta di un bianco luminoso, ora prendeva un colore grigiastro, mentre il passamano di legno della scala era mangiato in vari punti dalle tarme.
Nei locali dei piani superiori, l'aria era ancora più stagnante e polverosa.
La donna si fermò davanti ad una porta nel lungo corridoio. Girò la maniglia d'ottone ed entrò nella stanza.
Un odore acre investì entrambi.
"Apri le finestre, Roman!", disse la donna.
Lui spalancò le imposte e, subito, l'aria fresca e frizzante della notte entrò nella stanza rinfrescandola.
La donna uscì sulla terrazza che dava sul giardino sottostante. Un'enorme distesa di verde si perdeva all'orizzonte, fino ad arrivare ai margini del fiume che, dal quel punto, si poteva vedere fin nello scorrere delle sue acque scure.
"Che bello essere di nuovo a casa!", esclamò la donna.
Le due ombre rimasero immobili a guardare il cielo stellato e palpitante sotto una luna piena.
Rientrando, l'uomo disse alla donna: "Vi prego,riposate un po', mia Signora!".
La donna si voltò verso di lui e gli sorrise dolcemente. I suoi occhi erano di colore chiaro, azzurro trasparente come il mare d'estate, e si andavano ad incastonare sul suo bel viso anemico dagli zigomi rosei e dalle labbra carnose. Si sedette compostamente sulla poltrona di velluto rosso, si tolse dalle spalle il mantello nero e attese nelle tenebre del locale.
Rimase immobile fino a tarda notte, finché il suo ospite arrivò. Un giovane ragazzo dai lunghi capelli corvini che cadevano a boccoli soffici sulle spalle. Il ragazzo si inginocchiò ai piedi della donna. Lei cominciò ad accarezzargli il capo con le sue candide mani, dalle dita lunghe ed affusolate. Il suo leggero respiro, appena percepibile, prese il sopravvento su quello del giovane.
Lui alzò il viso e la guardò con occhi languidi e sottomessi, mentre le sue labbra fini tremavano emozionate.
Lei continuava a passargli la mano dolcemente tra i capelli.
"Mia Signora, fate di me quello che volete!", disse il giovane.
Lei si avvicinò al bel viso di lui e, con voce bassa ma dolce, rispose: "Siete proprio sicuro di essere pronto per me?", si fermò un attimo cercando negli occhi del giovane una sottile complicità, poi aggiunse: "Sapete voi a cosa andate incontro?".
Il giovane annuì con il capo e lei lo guardò ancora più intensamente, mentre le labbra purpuree si schiudevano, lasciando spuntare i lunghi canini bianchi.
Punse delicatamente la tempia del giovane e cominciò a berne il sangue fresco e corposo che le inondò la bocca ingorda di vita.
Il giovane gemeva sotto di lei, ma i suoi spasmi non erano di dolore, bensì di piacere, perché sapeva che dopo la sua dipartita sarebbe rinato vampiro. I suoi occhi avrebbero potuto ammirare il mondo e la vita stessa sotto molte sfumature che ora non era in grado di percepire e, cosa più importante, sarebbe vissuto accanto alla dama nera per l'eternità e ne avrebbe condiviso il dolce amore per il sangue e il piacere assoluto della morte.
La donna, quando ebbe finito di succhiare dalle vene del giovane, lo prese in braccio e lo accomodò sul divano polveroso. Lo pulì del sangue che stillava lentamente da due forellini sulla tempia bianca. Dopo averlo pulito, la dama nera uscì nuovamente sulla terrazza.
I suoi occhi si persero oltre l'orizzonte, ancora più in la, dove il cielo schiariva gradatamente nei tenui colori dell'aurora. La sua mente percorreva a ritroso il tempo, rivedendo visi di persone care lasciate morire di lenta agonia naturale.
Cercava di ricordare il calore del sole ed il profmo delle campagne in primavera, i colori dell'alba che sfumavano nei cieli limpidi ed infiniti. I campi di grano, ondeggianti sotto forti folate di vento estivo. Le montagne e le sue cime innevate che prendono toni rosei sotto l'aurea, ed il vento sbuffare da est il gelo dell'inverno, e poi ancora, fermarsi a guardare il sole tramontare e sentirlo scivolare nelle profonde acque marine e poi...
La notte... I toni scuri delle valli e gli alberi spogli che prendono vita in danze irreali, la luna alta nel cielo scuro e il mare...
Nero, profondo, privo di colore e di calore, e il silenzio attroce della solitudine.
Una sottile nostalgia le faceva immaginare di camminare senza paura, di giorno, senza il terrore di venir sorpresa dalla luce del giorno ed agonizzare sotto le sue meravigliose sfumature, circondarla e non darle via di scampo se non la fuga in luoghi bui e solitari...
Ed ancora cadere nel pesante sonno dei morti mentre il giorno arriva, obbligandola a tornare nella sua bara e sentire le dita scarne della morte ticchettare sul coperchio e ridere di una inaturale gioia...
E ancora, il silenzio avvolgerla mentre il suo cuore cessa improvvisamente di battere, di vivere.
Ormai il cielo stava rischiarendo, le nuvole della notte andavano a cercare rifugio più giù delle baracche.
La vita si svegliava e lei sentiva il calore del sole scivolare lungo la terrazza.
Un debole vento le scompigliò i capelli setosi, mentre i suoi pensieri tornavano alla realtà. Diede un ultimo sguardo alla città ancora sonnecchiante e, rientrando nella sua bara pensò: "Sono tornata..."



This page:




Help/FAQ | Terms | Imprint
Home People Pictures Videos Sites Blogs Chat
Top
.