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*il compagno di banco*


Era il biondino più carino della scuola. Il più ambìto. E, manco a farlo apposta, io ero il suo compagno di banco: quello che si doveva sorbire le processioni di ragazze che venivano ad attaccar bottone con lui, con dei pretesti così cretini che solo una femmina li può pensare. E, come se non bastava, pure il professore di religione se lo mangiava con gli occhi - con la scusa che Sasha era stato suo chierichetto, non perdeva occasione per fissarlo con quello sguardo da vero porco che solo un prete represso riesce a fare, non so se ci hai presente, quel modo viscido di leccarti con gli occhi.. Sasha non ne voleva parlare. Del prete, dico. Neanche a me che, essendo stato bocciato in terza, avevo un anno più di lui - il che mi rendeva automaticamente "più saggio", il confidente ideale, il grande amico.. Questo lo sapevano tutti. Incluse le troie che venivano a strisciare da me perchè facessi da tramite per loro: 'ste sceme! Tutte a credere la balla che Sasha raccontava, ossia che era già innamorato di un'altra e che se anche non era ricambiato non poteva esserci nessun'altra donna.. Ecco: fu forse quella frase, a far scattare in me qualcosa. Qualcosa di pazzo, di assolutamente irresponsabile, ma un istinto (che non saprei se situare nella testa o nelle mie mutande) premeva affinchè io.. "Cosa stai scrivendo?" "Niente, niente.. Niente, Sasha. Appunti.": mi aveva sgamato. "Un'altra idea per il tuo romanzo, eh?" "Come? Ah, sì, precisamente. E tu da dove sbuchi fuori?" Era tutto affannato, ed era un vero spettacolo immaginare il suo torso rosa e morbido affannare sotto quella magliettina grigina con una V di sudore che gli cascava giù dal collo, come una freccia che scendeva attraverso due capezzoli turgidi indicando "più giù", come ammiccando: "Seguimi, seguimi.." "Ehi? Mi segui?" "Cosa? Ah, sì. Scusa, Sasha, mi ero un po'.. perso." "Ah, voi scrittori: sempre con la testa per aria! Ti dicevo: ho finito adesso la prima ora di ginnastica. (Beato te che sei esonerato.) Finita la seconda, vado a cambiarmi, e poi ci troviamo giù nell'aula di lingue, okay?" Ecco, ci si mette pure lui, adesso: "aula di LINGUE" mi ha sempre fatto pensare a tutto, fuorchè a un posto dove imparare l'inglese. Era un'aula in allestimento, proprio davanti al laboratorio di chimica, e non c'era mai nessuno - il che la rendeva il posto ideale dove andare a studiare durante un'ora buca.. "O.. okay. Ci vediamo giù.", lo congedai, fingendo di rimettermi a scrivere le mie cose - ma naturalmente non ero così fesso da perdermi lo spettacolo di ammirare il culetto "a tutto tondo" di Sasha, mentre si allontanava verso gli spogliatoi.. Aridalli: "gli SPOGLIATOI"! Manco volessi farmi del male apposta. Se da un lato ero abbastanza certo che a Sasha le donne non interessassero, ero ASSOLUTAMENTE certo di non piacergli io: di ipotesi sul suo conto ne ho fatte davvero tante, ma più che il prete (col quale ha sicuramente avuto una tresca, non so fino a che punto l'abbia voluta piuttosto che subìta) e qualche suo amico un po' fru-fru.. "Eppoi io sono per lui una specie di fratello maggiore, una figura paterna, eppoi non sono certamente un figo, e comunque credo che Sasha non l'ammetterà mai che gli piacciono i ragazzi.." eccetera eccetera. Ammazzai questi pensieri così logoranti, proseguendo a fare quello che stavo facendo. Riaprii il blocco degli appunti, e rilessi ciò che avevo già scritto: "Quelle chiappe sode e tonde come due palloni da calcio che hai.." L'istinto era quello di mettere due virgole a delimitare l'inciso, da "sode" a "calcio", perchè sennò il "che hai" sembrava riferirsi al calcio anzichè.. Oh, insomma: chissenefrega. Eppoi, c'è il rischio che un italiano perfetto sia riconoscibile - lui la conosce bene, la mia fisima per la punteggiatura! "Te le vorrei avvolgere con le mie mani, scivolarci intorno come sotto a una coppa di champagne.." Mica male. "..e poi strizzartele, tirarti su di peso, e avvolgerti intorno a me come domopak addosso al mio corpo." Per la cronaca, il "domopak" è una pellicola trasparente per alimenti. "Quando ti guardo, ti vedo nudo." ..che è eccitante solo a scriverlo, figuriamoci a sentirselo dire! "E penso che vorrei spingermi dentro di te, come un treno in una galleria.." Nonononono: troppo banale! Cancelliamo.. "E penso che vorrei spingermi dentro di te, come" Come cosa? Ah, ecco, ci sono! "..come una sigaretta dentro un posacenere: soltanto tu puoi spegnere la voglia del mio tizzone ardente." Niente male. Insistiamo: "Aprirti quelle chiappe a forma di pallone, e spingermi fino in fondo all'attacco, per poi fare gol." Ma lui non preferiva il basket? Oh be', mi sa che si capisce lo stesso! E mo' come lo firmo? "Un tuo spasimante segreto"? Naah, fa troppo romanzo harmony. "L'ombra che ti segue ad ogni tuo passo"? See, come no? Così gli metterei addosso un'angoscia bestiale, e magari se fa leggere il biglietto a qualcuno chiamano pure la polizia! Ci vuole qualcosa di stuzzicante sì, ma che anche lo tranquillizzi che non si tratta di un maniaco criminale. (Voglio dire: maniaco sì, ma criminale certo no!) Dev'essergli chiaro che si tratta di uno scherzo, magari un po' salace e "spinto", ma.. Eureka! "dal vangelo secondo quel porco d'un professore che continua a fissarti - aho', bello, fai attenzione che quel prete ce sta a prova' con tutti." Ottimo. Due piccioni con una fava. Non c'era tempo da perdere: andai negli spogliatoi, identificai a colpo sicuro la sacca di Sasha, e assicurandomi di non esser visto ci infilai dentro il bigliettino - poi, sentendomi una specie di ninja in missione segreta, me ne ritornai in classe passando per la mensa. (Non che avessi fame, ma quel pacchetto di patatine mi serviva come alibi.) Allo squillare della campanella, però, inaspettatamente qualcosa squillò pure dentro di me: mi era venuta la voglia di fargli un'altro scherzetto - dopotutto, lui è di quei tontoloni che l'altroierisera hanno festeggiato Halloween. Sapevo che Sasha, dopo aver fatto ginnastica, fa sempre una capatina in bagno: non quello degli spogliatoi, che è lercio e impestato dal tanfo di urina, bensì quello vicino alle aule. Decisi di tendergli un'imboscata là, qualcosa tipo Nuti in "Caruso Pascoski" - la scena in cui lui e lei si trovano al cesso, lui la chiama, e poi la raggiunge scavalcando le pareti divisorie fra un cesso e l'altro.. Giusto il tempo di appiccicare sulla porta del mio cesso il cartello "guasto" che mi ero preparato, e.. SSSHT! Eccolo! Puntuale, ecco arrivare Sasha. Mi chiudo nel cesso e salgo sul water, pronto a sussurrargli "Giulia! Pssst! Giulia!", proprio come fa Nuti nel film suddetto - e che peraltro è piaciuto tantissimo ad entrambi. Sasha cerca di aprire la porta del cesso, poi legge che è guasto, e si infila nell'altro. Devo sforzarmi per non scoppiare a ridere, ma decido di spiarlo per un po' "dall'alto" - e di farlo saltare in aria dallo spavento solo quando sta pisciando. Invece.. Sasha si chiude nel cesso e tira fuori dalla tasca dei pantaloni un foglietto. Il MIO foglietto. Vengo assalito da un senso di colpa pazzesco: l'ho spaventato a morte, se viene a rifugiarsi qui per rileggere il "messaggio minatorio" al riparo da occhi indiscreti.. INVECE.. Mi si azzera la salivazione, al vedere che Sasha - il MIO Sasha, l'esserino più timido di tutto l'universo - comincia a giocare con la patta dei pantaloni anzichè limitarsi ad aprirla per pisciare.. E quando se lo tira fuori, il suo cazzo non è certo nelle condizioni ideali per pisciare - e finisce, turgido, nella mano inesperta di Sasha. No, dico: si starà mica.. Sono come paralizzato dallo stupore: Sasha si sta masturbando leggendo le porcherie che gli ho scritto. Mi viene come il sospetto di non conoscerlo affatto: ma stiamo parlando della stessa persona? Di quello che arrossisce ogni volta che si accenna anche solo lontanamente all'argomento "sesso"? Di quello che quando gli ho fatto il mio coming-out mi ha detto "Avremo occasione di riparlarne", e poi si è guardato bene dal farlo mai? Ed eccomi lì, nel cesso della scuola, a vedere il mio compagno di banco farsi una sega fantasticando di essere inchiappettato da un misterioso maniaco - o forse.. forse.. ma certo! Sta pensando al prof di religione! Ecco perchè non gli dà fastidio farsi "lumare" a quel modo da quella checca persa d'un pretaccio! Lo guardo, guardo il MIO Sasha, combattuto fra la paura per il "chissà cosa c'è sotto DAVVERO fra lui e il prof", e la tentazione irresistibile di assistere a quella scena così eccitante - soprattutto perchè segreta, e così inaspettata. Sasha comincia a gemere: sta per venire. E a me VIENE un'ideaccia: strappo un altro foglio dal blocco che mi ero portato per scrivere il cartello, e - con la stessa calligrafia artefatta del biglietto - gli scrivo: "Indovina indovinello, a chi appartiene questo uccello?" Scendo dal water, mi tolgo i pantaloni, e mi accovaccio per terra facendo passare dall'altra parte della parete divisoria sia il foglio che il mio cazzo in tutto il suo splendore - poi busso sulla parete di legno, e aspetto una reazione. Sasha si allarma: "Chi sei? Come hai fatto a entrare? Mi hai seguito?" Io appoggio un altro foglio sulla parete, in modo che lui mi possa sentir scrivere, e quando ho finito gli passo il seguente messaggio: "Non riempirti la bocca di parole. Riempitela con questo!", e vicino ci disegno un cazzo. Giusto il tempo di leggere il mio messaggio, e qualcosa di umido comincia a scivolarmi sulla cappella. Mi sembra di impazzire, non so se la goduria dipende di più dall'eccitazione fisica di farmi spompinare, o dall'eccitazione mentale di questo gioco così.. così.. così.. AAAAAH! CAZZOOOOOOO! Merda! Ero così eccitato che sono venuto sùbito. E gli sono venuto in bocca. Copiosamente. Peccato non aver potuto vedere la sua faccia. Ma è facile immaginare che Sasha non se l'aspettasse - non che venissi, è chiaro che sarei venuto, ed era anche chiaro (da come mi ciucciava) che lui non stesse aspettando altro che farsi inondare la bocca di sborra.. Dico che non se l'aspettava, di ritrovarsi a sbocchinare uno sconosciuto che gli mandava messaggi erotici misteriosi. Disse soltanto: "Io..", ma non concluse la frase e scappò via, senza neanche sciacquarsi la bocca. Neppure io avevo del tempo da perdere. Nonappena solo, uscii dal cesso e mi lavai l'uccello con un po' d'acqua - fredda, così oltretutto mi passava più in fretta l'erezione, che resisteva ancora tenacemente. E poi, giù di corsa nell'aula-studio! Sapevo che Sasha avrebbe prima fatto tappa al cesso degli spogliatoi, perchè sebbene io non pratichi bocchini so perfettamente riconoscere "quel certo tipo di alito".. il che mi dava un po' di tempo, ma era meglio giocare d'anticipo per non avere l'aria affannata. Ecco arrivare Sasha. Apparentemente è tranquillo, ma io che lo conosco bene so perfettamente riconoscere quell'aria fintamente indifferente che lui ostenta - tipicamente il giorno dopo essere andato a far visita allo zio.. (Perchè, casomai non si fosse capito, magari sono io che sono paranoico, ma temo di non essere l'unico ad essersi reso conto delle beltà del giovane "Ganimede di tutte le Russie".) Faccio il bastardo: "Come mai in ritardo?" Lui si era preparato una scusa: "Mi sono fermato in mensa a mangiare qualche cosa." E io, che sono più bastardo di un ...
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