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][Biografia Modena City Ramblers][

MODENA CITY RAMBLERS :

Arcangelo “Kaba” Cavazzuti: tastiere, batteria, percussioni, chitarra, cori

Franco D'Aniello: tin whistle, flauto, tromba, cori

Massimo “Ice” Ghiacci: basso, chitarra baritono, cori

Francesco “Fry” Moneti: chitarra, violino, mandolino, cori

Roberto Zeno: batteria, percussioni, tastiere, cori

Luca “Gabibbo” Giacometti: bouzouki, mandolino, banjo, cori

Davide “Dudu” Morandi: voce

Betty Vezzani: voce

I Modena City Ramblers nascono nel 1991 come gruppo di folk irlandese, senza alcuna pretesa di suonare per un pubblico che non fosse quello di amici e parenti.

Nel 1993, stupiti del calore con cui è accolta la loro mistura di punk, celtic folk e canti della resistenza italiana, incidono lo storico demotape COMBAT FOLK, oggi introvabile e mai ripubblicato in cd.

Nel marzo 1994 esce il primo album, RIPORTANDO TUTTO A CASA, per l'etichetta indipendente romana Helter Skelter. E' un disco con cui i Ramblers rivendicano la loro identità meticcia, fatta di Irlanda ed Emilia, dei racconti sulla Resistenza e gli anni Settanta (che, per ragioni anagrafiche, non hanno “vissuto” pienamente), di viaggi e di lotte. L'album funziona, e, in pochi mesi, stringono rapporti con un management (Mescal) e una major discografica (PolyGram). Il disco viene quindi ripubblicato nel novembre dello stesso anno dalla Blackout/Mercury.

Il 1995 è anno di consolidamento per la band, che si presenta come interessante nuova realtà nel panorama italiano. E’ anche l’anno del passaggio vero e proprio al professionismo, che come conseguenza porta ad alcuni abbandoni nella line-up originale.

Nel marzo 1996 arriva nei negozi un secondo album, LA GRANDE FAMIGLIA (Black Out/ Mercury), tutto dedicato al pubblico che si va stringendo attorno alla band. Il suono comincia a cambiare, e il folk (fin dall'inizio suonato con attitudine punk) a indurirsi, contaminandosi con il rock.

E’ dell’estate di quell’anno il fortunato ed apprezzato tour fatto in compagnia del folletto Paolo Rossi, in un inedito connubio tra musica, satira e comicità resistente.

Nel settembre del 1997 esce il terzo album, TERRA E LIBERTA’ (Black Out/ Mercury), fortemente influenzato dai viaggi nel continente latino-americano e dalla lettura di suoi importanti scrittori, alcuni dei quali diventano interlocutori e amici del gruppo (Luis Sepúlveda, Daniel Chavarria, Paco Ignacio Taibo II). Il combat folk si arricchisce di suggestioni letterarie e suoni più elettrici, allarga gli orizzonti senza perdere la sua identità, diventa patchanka celtica.

Nel frattempo cresce il consenso intorno al gruppo come live-band. I Modena City Ramblers saltano, suonano forte, si divertono e fanno divertire. Le tournée di LA GRANDE FAMIGLIA e TERRA E LIBERTA’ riempiono i locali e le piazze di tutta Italia, e attirano più pubblico dei tour di molti artisti blasonati.

Nel novembre 1998, dopo tre dischi e cinquecento concerti, i Modena City Ramblers sentono il bisogno di un tuffo nel passato e nelle loro origini: realizzano RACCOLTI (Black Out/ Mercury), insolito album dal vivo registrato in un pub irlandese d'Emilia, completamente acustico e con un pubblico composto da pochi amici.

Dopo un prestigioso tour nei teatri italiani nei quali RACCOLTI è presentato dinanzi ad una platea ben disposta per una volta a seguire uno spettacolo più incentrato sull’ascolto che sulla “partecipazione”, il gruppo si reca in Irlanda per la pre-produzione di un nuovo album di studio, FUORI CAMPO (Black Out/ Universal), ultimato come i precedenti all’Esagono di Rubiera (RE) e pubblicato nel settembre 1999, con il nuovo marchio Universal che si sostituisce al vecchio PolyGram. Il disco fotografa la vicenda artistica del gruppo nella sua completezza: nelle canzoni convivono l’amore per l’Irlanda e i suoni del folk irlandese degli esordi, le suggestioni africane e balcaniche, il recupero della tradizione popolare italiana e la nuova ricerca espressiva più “contaminata”.

Poco dopo viene pubblicata la prima vera biografia dei Ramblers, Combat Folk: l’Italia ai tempi dei Modena City Ramblers, scritta da Paolo Ferrari e Paolo Verri (Giunti editore).

Con l’uscita di FUORI CAMPO la band ritorna ad una intensa attività live, con un tour che accompagna il disco ed i Ramblers nel nuovo millennio. Oltre ottanta concerti nell’arco di un anno e mezzo, con un costante successo di pubblico. Dalle piazze italiane ai piccoli club delle Asturie e della Catalogna, dall’Albania delle esibizioni di solidarietà al Sudafrica di importanti festival, i Modena City Ramblers macinano chilometri, impegni ed esperienze e definiscono la loro vocazione meticcia proponendosi come fenomeno non solo italiano. FUORI CAMPO viene pubblicato anche in Giappone, per la locale consociata Universal. Divergenze artistiche e scelte personali portano intanto due componenti storici della band, Giovanni Rubbiani e Alberto Cottica, all’abbandono. I rimanenti membri, assieme al loro produttore Kaba Cavazzuti, da sempre dietro alla consolle per i dischi del gruppo ed ora integrato nella formazione, continuano con i concerti e iniziano a lavorare sul materiale per un futuro disco. Nel contempo, il cantante Cisco Bellotti realizza con Kaba la produzione dell’album d’esordio di un gruppo da sempre affine ed amico, gli aretini “La Casa del Vento”: NOVECENTO esce nel febbraio 2001 per l’etichetta Mescal. Il disco vede Cisco impegnato anche al canto insieme al compositore della band toscana Luca Lanzi, e accoglie contributi musicali di tutti gli altri Ramblers.

Dopo un’importante e da tempo desiderata tournée “resistente” fatta assieme ai Gang col nome di “Gang City Ramblers”, che vede fondersi i Ramblers e i fratelli Severini in un’unica band che propone canzoni degli uni e degli altri, il gruppo comincia una prima pre-produzione sulle nuove canzoni in un cascinale toscano sperduto nella collina aretina. Da queste sessions uscirà l’ossatura e la concezione intera del nuovo disco, che i Ramblers vedono molto “spinto” nei suoni e “militante” per i temi trattati. Dopo una breve ma intensa serie di concerti estivi, i M.C.R. concludono il lavoro preparatorio al disco con una seconda ed ultima pre-produzione effettuata nella tranquillità “casalinga” di Rubiera. Proprio in quei giorni avvengono i drammatici avvenimenti del settembre 2001, con gli attentati negli U.S.A. Un’ultima canzone, “Terra del fuoco”, su cui i Ramblers stavano lavorando nel momento stesso in cui arrivò l’incredibile notizia degli schianti sulle Twin Towers, sarà nel suo testo e nella sua atmosfera decisamente influenzata dalla terribile attualità.

Con la fine di ottobre il gruppo si trasferisce armi e bagagli in quel di Napoli, per intraprendere le registrazioni del nuovo album. Per la prima volta, la regia viene affidata ad un produttore esterno: Enzo “Soulfingers” Rizzo, scelto per i lavori fatti, tra gli altri, con i Mano Negra, Les Negresses Vertes e Manu Chao. RADIO REBELDE esce nel febbraio 2002 per la Blackout/Universal e si presenta come un vero e proprio collage sonoro-emozionale, con i suoi tredici pezzi uniti dal filo rosso dell’attualità, del viaggio di conoscenza e confronto, della memoria, della denuncia e della ribellione culturale. Il risultato è un’evoluzione della patchanka celtica in cui il punk, l’elettronica, il dub, il reggae, i ritmi africani, latini e balcanici sono ormai innestati nella originaria componente folk e popolare in maniera del tutto personale e innovativa, definendo un nuovo “Ramblers-style”.

Accanto all’attività live e in sala d’incisione, sulla scia dell’esperienza produttiva di Cisco con “La Casa del Vento”, il gruppo inaugura anche una propria etichetta di produzione discografica: la Modena City Records. Il marchio vuole proporsi come veicolo per le produzioni artistiche e i progetti paralleli che i Ramblers hanno in cantiere accanto alla loro attività come band, e, grazie ad un accordo con i dischi de il Manifesto, cominciare una propria esperienza di produzione discografica indipendente. Il primo titolo pubblicato dalla MCRecords nel febbraio del 2002 è PAZIENZA SANTA dei “Paulem”, dall’appennino modenese, maestri nell’interpretazione del patrimonio musicale della loro terra.

La tournée di RADIO REBELDE dura un anno e mezzo, con oltre cento concerti e una grande conferma quanto a riscontro di pubblico: i Ramblers sono diventati senza dubbio una delle più importanti realtà live italiane. Città e volti, storie e concerti si rincorrono senza sosta: le classiche “tappe” delle date italiane, i piccoli club europei e i festival, in Italia, in Europa e in Sudafrica. Ma anche, dopo la prima visita del ’96, un’importante presenza nei campi profughi Saharawi, nel deserto d’Algeria, al seguito di Rock No War. Il vecchio compagno Giovanni Rubbiani si riunisce temporaneamente per lo spezzone del tour invernale che precede il viaggio in Chiapas e Guatemala dell’inizio 2003. Nella formazione è nel frattempo entrato Luca Giacometti, soprannominato per le sue origini genovesi “Gabibbo”, esperto di plettri e cultura irlandese e conoscenza di vecchia data dei Ramblers.

E’ tra gli zapatisti delle comunità maya che prende forma l’idea del nuovo disco e delle canzoni che lo andranno a comporre. Nel frattempo, nel giugno 2003, viene pubblicato il mini-cd MODENA CITY REMIX (Black Out/ Mercury), un progetto in cui alcune canzoni del precedente disco vengono “reinterpretate” per i dancefloor da artisti e dj particolarmente apprezzati per il loro stile dai Ramblers, tra gli altri i britannici Transglobal Underground e i Feel Good Productions.

Con le ultime date del tour si realizza un ulteriore ingresso nel gruppo, e di conseguenza il “ritorno” di uno strumento in passato molto rappresentativo per il combat folk: il torinese Daniele Contardo, artista di strada e fisarmonicista in numerose band sparse per la penisola. Sul finire dell’anno comincia anche la collaborazione tra i Modena City Ramblers e la Coop, che li sceglie quali testimonial per la sua campagna di solidarietà internazionale “Acqua per la Pace”. In esclusiva per i supermercati della cooperativa nel dicembre 2003 viene pubblicato il mini-cd GOCCE, i cui proventi vanno a finanziare i progetti sostenuti dalla campagna. Il disco si compone di versioni alternative o inedite di alcuni vecchi brani e di una nuova canzone dedicata al Po e alla sua gente: “Al Fiómm”.

¡VIVA LA VIDA, MUERA LA MUERTE! esce nel gennaio 2004, sempre per la Blackout-Mercury/Universal. I temi e le sonorità di RADIO REBELDE trovano qui ulteriore sviluppo e maturazione, grazie anche all’attenta e creativa produzione di Max Casacci, alla cabina di regia nelle registrazioni del disco, protrattesi per tutto l’autunno 2003 tra Rubiera (un ritorno allo studio ...


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